Morte Massimo Ciarelli, Filippucci: «L’auto si è parata di traverso»

Sulla morte di Massimo Ciarelli l’avvocato della famiglia Laura Filippucci parla di «Manovra azzardata». Il pm Elisabetta Labanti potrebbe usare il registro “45 bis” per congelare le iscrizioni nel registro degli indagati, in attesa di autopsia e perizia cinematica

Una fuga disperata per evitare di tornare in cella h24 proprio ora che la sua seconda vita stava per ricominciare. Ma anche il pesante interrogativo su quella che l’avvocato della famiglia definisce una «manovra azzardata e non opportuna» da parte della pattuglia dei Carabinieri. Sono i due fronti opposti su cui si muove l’inchiesta per omicidio stradale aperta dalla Procura della Repubblica di Teramo dopo la morte del 43enne Massimo Ciarelli, rimasto ucciso mercoledì sera nel violentissimo scontro frontale sulla Statale 16, al confine tra Città Sant’Angelo e Silvi Marina.

Il sostituto procuratore Elisabetta Labanti, d’intesa con il procuratore Ettore Picardi, si appresta a firmare i primi due atti fondamentali del fascicolo aperto per omicidio stradale: il conferimento dell’incarico per l’autopsia (che dovrebbe essere eseguita entro lunedì 6 luglio), e la disposizione di una perizia cinematica sui mezzi sequestrati.

La novità sul piano giudiziario è però procedurale. La Procura potrebbe infatti inaugurare il “Modello 45 bis”, il nuovissimo registro introdotto a maggio dal Ministero della Giustizia dopo i fatti di Torino. Uno strumento specifico per le forze dell’ordine che consente al pubblico ministero di annotare il fatto di reato e svolgere accertamenti irripetibili blindati con le massime garanzie di legge, ma senza iscrivere formalmente i militari nel registro degli indagati, in questa prima fase preliminare.

Al centro dei rilievi, affidati alla Polizia Stradale di Teramo e alla Polizia Locale di Silvi, ci sono le immagini della dash cam installata sulla gazzella dei militari e i video della sorveglianza della zona. Ed è proprio sulla dinamica dell’impatto alla rotonda dell’Expo 2000 che la famiglia Ciarelli chiede chiarezza, avendo già nominato un proprio consulente tecnico tramite il legale Laura Filippucci, avvocato del foro di Perugia.

«La famiglia vuole capire la dinamica — spiega l’avvocato Filippucci — perché se era solo inseguito ed è caduto è un conto, ma altrimenti le cose cambiano. Sembrerebbe che la sagoma dello scooter, prima di finire nell’altra corsia, fosse al centro, come se l’andatura della macchina dei carabinieri che arrivava da sud si fosse parata in posizione perpendicolare alla moto. Una manovra che, se così fosse, sarebbe di sicuro azzardata».

L’amico, un 33enne rimasto illeso nella caduta e già ascoltato come persona informata sui fatti, ha confermato che Ciarelli lo stava semplicemente riaccompagnando a casa. Mancavano solo due chilometri. Ma all’alt dei Carabinieri in viale Abruzzo, scattato intorno alle 20, il 43enne ha ceduto al panico.

Massimo Ciarelli, condannato a 17 anni per l’omicidio del tifoso Domenico Rigante nel 2012, aveva quasi finito di scontare la sua pena e dal 2025 era in semilibertà: faceva il volontario a Chieti e stava progettando di aprire un bar.

Mercoledì sera, però, si trovava fuori dal territorio pescarese e alla guida con la patente sospesa. Fermarsi avrebbe significato la revoca immediata dei permessi e il ritorno in carcere h24 per almeno 3 o 6 mesi. Per evitare quel passo indietro ha tentato la fuga contromano, terminata tragicamente sull’asfalto a pochi metri dal confine provinciale.

Gigliola Edmondo: