Dopo quarant’anni in divisa, Carlo Solimene va in pensione e saluta Pescara con emozione. Dal caso Crox ai controlli sul territorio, il Questore racconta il suo legame con la città: «Mi mancherà la gente»
«Pescara non la puoi lasciare mai un attimo»: é una delle frasi che raccontano meglio il legame costruito dal questore Carlo Solimene con la città abruzzese che si prepara a salutare dopo oltre due anni alla guida della questura e quarant’anni trascorsi nella Polizia di Stato.
Originario di Napoli, Solimene è arrivato nel capoluogo adriatico il 1° febbraio 2024. Dal prossimo 1° giugno passerà il testimone a Francesco Rattà e andrà in congedo a 63 anni, chiudendo una carriera vissuta sempre “in prima linea”. «Questo non è un lavoro normale, è una missione» racconta.
In città si è fatto conoscere come un questore presente sul territorio: dalle passeggiate e corse mattutine sul lungomare ai sopralluoghi nei quartieri più difficili, fino agli interventi durante le emergenze e gli incontri sulla legalità nelle scuole. Indimenticabile il ritorno immediato da Napoli dopo la notizia della morte di Crox. Ricorda: «Sono salito sulla Panda di mia moglie e sono tornato subito a Pescara».
Tra i momenti più duri del suo mandato, proprio il caso Crox resta quello che lo ha colpito maggiormente. «Una violenza così grave commessa da ragazzi così giovani non me l’aspettavo in una città come Pescara» confessa il Questore.
Solimene rivendica il lavoro svolto sulla sicurezza: controlli sul territorio, chiusura di locali irregolari, lotta alla violenza domestica e tutela delle fasce più fragili. «La sicurezza non è solo repressione, ma anche protezione delle persone più deboli» spiega.
Ma oltre ai risultati operativi, a restargli nel cuore sarà soprattutto il rapporto umano con la città. «Mi mancherà la gente, il contatto quotidiano con cittadini, commercianti, volontari e associazioni» afferma Solimene.
Nel racconto del Questore emerge anche il peso personale di una vita dedicata alla divisa: le rinunce familiari, i compleanni persi, il tempo sottratto ai figli. «Mia moglie ha sostenuto gran parte del peso familiare» ammette.
Eppure rifarebbe tutto. Perché quella scelta fatta da ragazzo contro il volere della famiglia è diventata la sua vita. «Ho sempre scelto incarichi operativi. Mi è sempre piaciuta la prima linea» conclude.