I cittadini non vogliono la moschea in via Pisa a Pescara

I cittadini non vogliono la moschea in via Pisa a Pescara e scrivono al Prefetto, al Questore e al Comune.

I cittadini residenti in via Pisa a Pescara hanno inviato una lettera al Prefetto, al Questore e al Comune in cui esprimono le loro preoccupazioni sulla presenza di una moschea al piano terra del civico 34 di un palazzo che si trova nel centro della città. Nella missiva evidenziano che quella che dovrebbe essere una associazione è, invece, a tutti gli effetti, un luogo in cui le persone di fede musulmana si recano quotidianamente per pregare. Ogni venerdì alle 12.30 nel locale si radunerebbero centinaia di persone e quindi si porrebbe un problema di sicurezza oltre che di igiene pubblica, visto che, all’interno del locale nel periodo del Ramadan, sembra che vengano  consumati anche i pasti. A pochi passi dall’edificio, nei pressi di un cancello condominiale, sono ben evidenti i segni dell’uso improprio che ne viene fatto. E’ stato trasformato in urinatorio pubblico. All’esposto presentato alla Procura della Repubblica, alla Asl e al Comune e alle richieste rivolte alla Polizia municipale non hanno fatto seguito provvedimenti ci ha detto un residente il quale riferisce che ,oltre al danno, i cittadini devono subire la beffa di essere apostrofati come razzisti se li invitano  a lasciare libero il passaggio ai condomini. Chiedono tranquillità e trasparenza e di poter sapere se il locale di 105 metri quadrati è idoneo ad ospitare l’associazione culturale  islamica An Noor sia dal punto di vista della sicurezza che da quello igienico sanitario. Ahmed Mahbub, presidente dell’associazione, da noi intervistato spiega che la comunità del bangladesh ,composta da un centinaio di persone, si reca in via Pisa anche per pregare. Sono uomini, donne e bambini e non è loro intenzione arrecare alcun disturbo ai residenti della zona. Per quanto riguarda il rispetto delle norme igienico-sanitarie Mahbub respinge le accuse e afferma che quando loro consumano cibi all’interno dell’associazione gettano residui e carte rigorosamente dei cassonetti. In una lettera inviata al sindaco Marco Alessandrini l’associazione lo invita a visitare la sede dell’associazione per constatare di persona qual è la reale situazione.

Vi riportiamo integralmente la lettera:

lettera

 

I consiglieri del gruppo consiliare di Forza Italia Vincenzo D’Incecco, Marcello Antonelli e Fabrizio Rapposelli, raccogliendo la segnalazione dei residenti, hanno annunciato una interrogazione in consiglio comunale.

In un comunicato si legge che “Forza Italia presenterà un’interrogazione urgente al sindaco Alessandrini sulla presenza della moschea in via Pisa, in pieno centro a Pescara, puntando i riflettori sulle preoccupazioni già espresse dai residenti, attraverso esposti, petizioni e richieste di chiarezza completamente ignorati dal sindaco Alessandrini. A sostegno dei cittadini, chiederemo al sindaco Alessandrini se il locale assegnato a un’associazione culturale risponde ai requisiti di sicurezza per ospitare centinaia di persone contemporaneamente, e soprattutto quale sia la reale attività svolta all’interno della stanza, ossia se sede di un’associazione o, appunto, quello di una moschea, come tutto lascerebbe supporre. In questo caso è dovere del sindaco ordinare immediati accertamenti perché una moschea, per essere tale, deve rispondere a precisi requisiti che dubitiamo siano presenti nel locale di via Pisa. La situazione in via Pisa si sta facendo incandenscente. Da anni un piccolo locale situato al pianterreno di un palazzo residenziale, dove ci sono negozi, abitazioni, uffici, dunque in pieno centro, è occupato da una presunta Associazione culturale di religione islamica. Tutto legittimo, se non fosse che da tempo ormai le attività svolte da quella stessa Associazione sembrano aver assunto una piega un po’ diversa dalle finalità iniziali. Come hanno riferito i residenti, e come noi stessi abbiamo potuto verificare, in quel locale si registra un andirivieni continuo di cittadini di religione islamica, ma non parliamo di 10, 20, foss’anche 30 persone. Parliamo di centinaia di unità che, contemporaneamente, si ritrovano nella struttura, peraltro completamente oscurata all’esterno, visto che due vetrine hanno le serrande costantemente abbassate e viene utilizzata solo una porta a vetro patinata come punto di ingresso e di uscita. I residenti dunque vedono solo il costante, continuo, incessante viavai e ascoltano, distintamente, le preghiere collettive che vengono praticate all’interno della struttura, con il tipico comportamento che si osserva, in genere, nelle moschee, ovvero i fedeli che prima di entrare per la preghiera, lasciano le scarpe o le ciabatte all’esterno del locale, una procedura che diventa ingombrante nel periodo del Ramadan, quando le presenze si moltiplicano in maniera tangibile, con arrivi anche da fuori provincia. A questo punto il sospetto legittimo è che quel locale sia stato trasformato in una vera e propria moschea, e da qui le domande che i cittadini hanno già rivolto alle autorità cittadine, Comune, Asl, Questura, senza però, sembra, ottenere le risposte attese, domande che a questo punto riverseremo in una interrogazione urgente che sottoporremo al sindaco Alessandrini, ovvero, quale genere di attività si svolge all’interno di quel locale di via Pisa? Attività culturali, incontri, dibattiti, o parliamo di una moschea? E ovviamente dal sindaco non ci attendiamo una risposta generica, ma una risposta basata su un’indagine conoscitiva che ha tutto il potere e il dovere di svolgere a tutela del territorio, anche in termini di sicurezza pubblica. E poi: quel locale di via Pisa quante persone può effettivamente contenere? È legittima la presenza, praticamente quotidiana, di centinaia di persone? Ci sono i servizi igienici necessari e previsti dalla legge, anche per le eventuali sedi associative? Vengono rispettate tutte le norme in materia di sicurezza, comprese le uscite d’emergenza o le porte antipanico? Corrisponde al vero che all’interno di quel locale vengono anche preparati, somministrati e consumati dei pasti? E in quali condizioni avviene tutto ciò? Riteniamo più che legittimo farci portavoce di una problematica che non interessa solo un quartiere, ma tutta la città, e riteniamo doveroso, da parte del sindaco, non ridurre la questione a una bazzecola o, peggio, a una manifestazione di razzismo, ma piuttosto, in qualità di primo tutore della salute pubblica, chiediamo che dia risposte concrete e basate su osservazioni realistiche, ordinando anche l’esecuzione di controlli e indagini approfondite”.

 

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Gigliola Edmondo: