Frana di Castelnuovo: tutto fermo dopo 10 anni, la colpa è politica

Secondo il gruppo consiliare “Svolta, Campli!” la mancata attivazione dei cantieri per la messa in sicurezza della frana di Castelnuovo, frazione di Campli, ha un chiaro responsabile: il sindaco Federico Agostinelli.

“Un’opera da 6,8 milioni di fondi per la ricostruzione, ferma sulla carta. Non è un fallimento tecnico: ha un solo responsabile, l’amministrazione Agostinelli”. Lo scrive in una lunga nota il gruppo consiliare “Svolta, Campli!”.

A quasi un decennio dal sisma del 2016 e a quasi otto anni dal finanziamento dell’opera – continua la nota -, a Castelnuovo di Campli non é ancora stato aperto un solo cantiere. La messa in sicurezza del versante Siccagno e della parte storica del paese , interamente coperto dai fondi della ricostruzione esiste solo sulla carta. E la responsabilità non é tecnica: é politica.

Vale la pena ricordare di cosa stiamo parlando. Nel febbraio 2017 una frana colpì l’abitato di Castelnuovo al punto da imporre l’evacuazione di circa 200 residenti. Nel 2018 srrivarono i fondi. Da allora, mentre il versante resta a rischio e la parte storica del paese aspetta, la macchina comunale ha prodotto carte, contenziosi e parcelle legali. Non sicurezza.

Nell’estate del 2024 l’amministrazione ha deciso di scaricare sui propri uffici la colpa dei ritardi. Ha avviato la revoca del Responsabile unico del procedimento — che era anche Responsabile dei Lavori Pubblici del Comune, un tecnico — per sostituirlo con un avvocato. Una scelta che, già in partenza contrastava con quanto previsto dal Codice dei contratti pubblici e dalle Linee guida Anac,  che riservano il ruolo di RUP a una figura tecnica, a maggior ragione per un’opera ingegneristica complessa come questa.

A mettere nero su bianco come stessero davvero le cose è stata la stessa allora Segretaria comunale, in un atto formale agli atti dell’ente in cui aggiungeva che la revoca non rispondeva ai requisiti di legge per difetto di motivazione; e, in caso di ricorso davanti al giudice del lavoro, il Comune sarebbe “con ogni probabilità” uscito sconfitto.

Contro questa decisione assurda si è levata con forza anche la voce dei cittadini: il comitato “Castelnuovo nel cuore”, nato proprio all’indomani dell’evento calamitoso per tutelare la frazione, ha insistito a più riprese affinché non si perdesse tempo prezioso e rimanesse in carica il vecchio RUP, profondo conoscitore della macchina tecnica e dell’iter. Ma noncurante degli avvertimenti legali e dei disperati appelli della comunità, l’amministarzione ha tirato dritto, procedendo comunque alla rimozione.

Il risultato è che, due anni e un nuovo RUP dopo, siamo esattamente al puntyo di partenza. Lavori mai iniziati. Procedura impantanata tra rilievi e contestazioni. Contratto ormai a un passo dalla risoluzione, come dimostra il preavviso inviato all’impresa.

Finita qui? Purtroppo, no: oltre il danno la beffa a spese dei cittadini. Il dipendente rimosso ha chiesto al Comune circa 150 mila euro di risarcimento, in un giudizio che l’ente rischia di perdere. E intanto i soldi pubblici sono già usciti: circa 15 mila euro di spese legali per i pareri serviti a rimuovere il RUP, e altri 14 mila euro per difendersi nella causa promossa dal dipendente. Un capolavoro al contrario, checontribuisce allo sfascio del bilancio comunale”.

Paolo Durante: