D’Alfonso: “Mi candido per fare il ministro”

Il presidente della Regione Luciano D’Alfonso spiega la scelta di candidarsi come capolista del Pd al plurinominale per il Senato: “l’Abruzzo deve tornare al Governo”.

E’ dai tempi di Remo Gaspari che questa Regione non ha un proprio rappresentante all’interno della squadra di Governo e le sfide da affrontare da qui al prossimo futuro sono tante e tutte importanti, dalla riqualificazione della linea ferroviaria Pescara-Roma, al prolungamento delle Reti Tnt sulla dorsale adriatica, per non parlare del sistema infrastrutturale sui 6000 chilometri di strade in Abruzzo. Un concetto semplice quello espresso stamane in conferenza stampa dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso nello spiegare alla stampa cosa lo ha spinto, dopo due rinunce nel 2006 e nel 2008, ad accettare la candidatura alle politiche del 4 marzo. L’Abruzzo deve tornare al Governo, azzardando una sintesi giornalistica, ho detto si a condizione di occupare un posto di rilievo nel prossimo Governo in Italia:

“Non è un caso che, unica Regione in Italia, il Pd abbia deciso di candidare ben tre capilista del territorio, questo a dimostrazione della grande considerazione che c’é nei confronti dell’Abruzzo e noi dobbiamo cavalcare questa attenzione che c’é nei nostri confronti per provare, con cognizione di causa, ad ambire a ruoli strategici, come é già accaduto 25 anni fa con Remo Gaspari. Mi verrebbe da dire che é la Regione che si candida e non i singoli personaggi.”

Intanto illustra con orgoglio il dato sui quasi 3 miliardi di risorse che in 43 mesi sono stati destinati all’Abruzzo: 643 milioni alla Provincia di Chieti; 614 a L’Aquila; 736 a Teramo e 538 a Pescara; risorse giunte, ha sottolineato, grazie all’impegno esclusivo dell’Ente Regione. A proposito, in questo mese di campagna elettorale, D’Alfonso annuncia un’ inevitabile diminuzione del suo impegno da presidente, con Giovanni Lolli già pronto a fare le sue veci, dal 5 marzo in poi si vedrà.

 LA NOTA DI MAURO FEBBO

“La Conferenza stampa del Partito Democratico per spiegare le ragioni della candidatura in una specifica sala della Regione Abruzzo utilizzando attrezzature, uffici e personale dell’amministrazione regionale è alquanto vergognoso e offensivo. D’Alfonso se intende fare campagna elettorale lo svolga come libero cittadino e come tutti gli altri candidati con i suoi personali strumenti e risorse e non utilizzando la cosa pubblica e i soldi dei cittadini abruzzesi contribuenti”. Questo il commento del consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo che sottolinea quanto segue: “La conferenza stampa svolta oggi dal candidato D’Alfonso, con al suo fianco il segretario regionale del Partito Democratico Marco Rapino e l’altro candidato Camillo D’Alessandro, è un’offesa alle istituzione regionali ed agli abruzzesi. D’Alfonso non pensi di essere un extraterrestre a cui tutto è permesso, perché sarà mia premura sino al 4 marso controllare con quali mezzi e strumenti il Presidente della Regione intende svolgere la sua campagna elettorale per il Senato. Monitoreremo nei minimi dettagli in quale veste intende svolgere il ruolo di candidato poiché non permetteremo e tollereremo una sovrapposizione di ruoli e funzioni. Intanto siamo in attesa di conoscere quanti fondi pubblici ha speso con la campagna pubblicitaria dei manifesti 6×3, chi ha autorizzato la spesa e soprattutto la legittimità della stessa ( su cui nutriamo molti dubbi). Credo che gli abruzzesi meritano di continuare ad avere una guida serena e consapevole e che si dedichi “anima e corpo” nella gestione della macchina regionale e risolvere le tante problematiche e vertenze aperte. Pertanto – conclude Febbo – investirò direttamente il Presidente del Consiglio, che colpevolmente ha già permesso al PD di sospendere fino al 4 marzo le attività consiliari e legislative, tra l’altro anche lui scorrettamente presente alla Conferenza stampa odierna, affinché il D’Alfonso lasci e passi immediatamente tutte le sue funzioni al vice presidente Giovanni lolli prima che si incorra in situazioni illegittime, poco trasparenti ed in palese conflitto d’interesse e, soprattutto, senza imbattersi nel serio rischio di offendere le istituzioni regionali e gli abruzzesi.”

Luca Pompei: