Coronavirus Abruzzo: “#iochiudoperriaprire” la rabbia dei pubblici esercizi

Un comitato spontaneo di circa 2000 esercenti, prevalentemente del settore ristorazione, stamane in Piazza Unione a Pescara per protestare contro le misure di sostegno ritenute inadeguate.

C’è chi, in appena due mesi, ha accumulato debiti per quasi 30 mila euro, chi ha aperto un’attività ad ottobre e non rientra nei parametri richiesti per accedere ai contributi, c’è anche chi attende ancora le 600 euro e chi non può contare sul contributo dei 25 mila euro, perché la banca, per situazioni pregresse, non concede credito. I pubblici esercizi con partita Iva al collasso e a nulla serve l’autorizzazione alla riapertura prevista da oggi, perché in molti a riaprire proprio non ce la fanno. Parte da Franco Musa, noto ristoratore di Ortona, una sorta di chiamata alle armi che in breve tempo ha raccolto l’adesione di quasi 2000 piccoli imprenditori, tra ristoratori, commercianti ed ambulanti. Stamane alcuni di loro in Piazza Unione a Pescara, davanti la sede del Consiglio Regionale, per far sentire la propria voce alla vigilia d’importanti commissioni regionali che tra mercoledì e giovedì dovranno riunirsi proprio per discutere su come sostenere queste attività:

“Non serve aumentare la dotazione del microcredito – spiega Franco Musa – gran parte di noi ha già debiti, aggiungere altri debiti sarebbe come dare il colpo del Ko. Non ci sono sufficienti garanzie, per non parlare della cassa integrazione che in molti, non avendo liquidità, non possono anticipare e non si può nemmeno aspettare ottobre per averli, chissà, dallo Stato. L’unica strada percorribile – spiega Musa – è un sussidio a fondo perduto, perché il vero problema è il presente e non il futuro. Al futuro penseremo noi, ma è il presente che non ci consente di ripartire.”

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