Caldo torrido in carcere a L’Aquila e Sulmona

Caldo torrido in carcere a L’Aquila e Sulmona dove è emergenza sia per i detenuti che per chi vi lavora. La denuncia del segretario Uil PA Polizia penitenziaria Nardella.

Caldo infernale in carcere a L’Aquila e Sulmona dove le condizioni di sicurezza dei detenuti sono a rischio. E’ quanto afferma Mauro Nardella segretario generale territoriale Uil PA Polizia penitenziaria il quale spiega che sono oramai lontani i tempi in cui riuscire a riscaldarsi in prigione era veramente un’ impresa.

Nardella ricorda che “Le mura spesse dei castelli o degli ex conventi che ospitavano i reclusi di una volta non permettevano un sufficiente  riciclo dell’aria. Ciò manteneva  inalterate le condizioni termoudometriche e con esse la possibilità di ammalarsi per l’eccessivo freddo. Oggi la situazione si è  completamente capovolta. Le carceri di ultima generazione come quelle di l’Aquila e Sulmona sono costruite utilizzando ferro e cemento il che, come è  dato sapere, nell’ambito della conducibilità termica, rappresentano quanto di meglio la natura possa offrire. In questa maniera succede che per stare caldi in inverno si è  costretti a dover sborsare 10 volte di più rispetto a una abitazione qualunque; viceversa, per rinfrescarsi in estate, non essendoci un apparato climatizzante nella camera ove vengono ubicati i detenuti e più  in generale in tutti corridoi del  carcere ove operano gli agenti preposti alla sorveglianza, diventa semplicemente un’impresa e questo con tutto ciò che ne consegue in termini di malori e malumori. Gli istituti di Sulmona e L’Aquila, in questi giorni di grande caldo, non è sminuente affermare che altro non sono che forni. A nulla serve il fatto che siano incastonati tra i monti anche se non osiamo immaginare ciò che succede in altri ambiti. Resta il fatto che la situazione è emergenziale. Trovare il modo di rendere più vivibile un carcere trasformato in un forno porterebbe migliori condizioni non solo per i detenuti sottoposti al massimo dello stress ma anche per tutti gli operatori che ivi prestano servizio i quali,oltre al malessere fisico dettato dell’eccessivo calore, devono sopportare e supportare il grado di elevato disagio vissuto da chi il carcere lo deve vivere come dimora. Se non si hanno drammatiche ripercussioni in termini di sicurezza è  solo per l’innata qualità umana che contraddistingue l’operato del poliziotto penitenziario di stanza negli istituti di pena. Tuttavia non è  un caso che il numero di eventi critici riguardanti malesseri e gesti autolesionistici si concentra nei mesi più  caldi. Questo dovrebbe far pensare molto i progettisti e gli amministratori della politica nazionale anche perché il tutto ha un limite”.

Cosa fare per eliminare immediatamente il problema?

Secondo Nardella “sarebbe auspicabile,così come lo stiamo chiedendo da tempo immemore, l’implementazione immediata delle docce in ciascuna camera detentiva. In questa maniera si offrirebbe l’opportunità non solo di rendere più sopportabile il caldo infernale come quello di questi giorni ma si farebbe della prevenzione sanitaria,soprattutto in un contesto come quello carcerario, una virtù inalienabile. Risulta a tal proposito un peccato non utilizzare lo spazio immenso che caratterizza l’area carceraria per mettere su un impianto fotovoltaico. Questo non solo consentirebbe la possibilità di estendere a tutti gli spazi detentivi la possibilità di climatizzare gli ambienti ma permetterebbe l’abbattimento delle spese di riscaldamento in inverno troppo esose per uno Stato, come quello italiano, alla deriva dal punto di vista finanziario”.

 

Gigliola Edmondo: