Area di risulta. Le associazioni H2O e ForumAmbientalista contro la proposta del Comune di “lasciare lì per sempre decine di migliaia di tonnellate di rifiuti e materiali contaminati”.
“Il Comune di Pescara intende realizzare il tanto decantato parco centrale dell’area di risulta letteralmente sopra decine di migliaia di tonnellate di rifiuti e terreni contaminati, realizzando praticamente una discarica permanente nel centro urbano della più popolosa città della regione invece di procedere alla totale rimozione dei materiali contaminati. Una “soluzione”, quella di mettere “sotto al tappeto” per sempre oltre 16.000 mc di rifiuti e altre decine di migliaia di mc di terreni di riporto e suolo contaminato, che come associazioni riteniamo surreale e da rigettare immediatamente. Qui non siamo in un’area industriale ma in una zona densamente abitata con tante funzioni sensibili, compresa la futura sede della regione che, se realizzata, avrà paradossalmente la vista su una collinetta dei veleni” così Augusto De Sanctis del Forum H2O e del ForumAmbientalista commenta il progetto alla base della convocazione di una conferenza dei servizi per il 25 maggio scorso avente per oggetto la procedura di bonifica del lotto 1c dell’area di risulta, quello destinato appunto al parco centrale.
L’area di risulta in centro a Pescara è da anni classificato quale sito inquinato per una pesante contaminazione di suolo e acque sotterranee. Nel 2016 fu emanata un’ordinanza sindacale, tuttora vigente, che vietava l’utilizzo dell’acqua sotterranea dei pozzi non solo nella superficie di tutta l’area di risulta ma anche per una buona fetta del centro città. Il Piano di Caratterizzazione del 2023 ha riscontrato una lunghissima serie di contaminanti oltre le soglie di legge, collegabili, secondo il documento, all’uso ferroviario fatto nel passato.
Nell’acqua di falda risultano superamenti per: antimonio, arsenico, benzene, etilbenzene, toluene, p-xilene, triclorometano, 1-1 dicloroetilene, tetracloroetilene, benzo (a) pirene, idrocarburi totali, ferro, manganese, benzo (g,h,i) perilene.
Nei suoli e nei terreni di riporto sono risultati oltre i limiti di legge: benzene, xilene, idrocarburi pesanti, idrocarburi leggeri, etilbenzene, xilene, benzo (a) pirene, indeno (1,2,3, c, d) pirene, benzo (g,h,i) perilene.
Molte di queste sostanze sono classificate ufficialmente quali cancerogeni certi per l’uomo. Alcune sono anche volatili e in alcuni casi possono risalire dai terreni in superficie contaminando l’aria.
Infine nel sito sono stati individuati vasti strati di materiale antropico nero classificabile come rifiuti, in un caso addirittura pericolosi. Rifiuti che secondo i test di cessione possono ancora rilasciare i contaminanti nelle acque.
Data la contaminazione il sito è quindi sottoposto a procedura di bonifica.
Se nei primi due lotti si è operato per rimuovere i rifiuti e i materiali più contaminati nel caso di quello del parco urbano il progetto alla base della conferenza dei servizi propone di lasciare sul posto gran parte dei rifiuti (oltre 16.000 mc, circa 24.000 tonnellate), dei terreni e dei riporti contaminati. Sarebbe semplicemente realizzata una barriera laterale con palancole profonde solo 5 metri e una copertura superficiale con telo impermeabile per discariche. Al di sotto dei rifiuti e dei materiali contaminati, invece, non è prevista alcuna barriera. Una “soluzione” di cosiddetta Messa in Sicurezza Permanente assolutamente precaria, che si usa di solito in contesti industriali o dove non ci sono possibilità alternative (come difficoltà di scavo ecc). Un tentativo simile, peraltro, fallì completamente a Bussi.
Una opzione che, se realizzata, determinerebbe vincoli permanenti all’utilizzo dei terreni di proprietà comunale.
Tra l’altro gli stessi progettisti sono consapevoli di quanto sia aleatoria ogni previsione sull’efficacia reale dell’intervento, visto che si affrettano a precisare nei documenti che forse in futuro servirà pure un impianto di trattamento delle acque sotterranee a valle dell’area (con relativi costi per anni se non per decenni). Nella documentazione progettuale, infatti, emergono forti dubbi sull’esistenza di strati impermeabili dove ammorsare le palancole, per cui l’acqua di falda continuerebbe probabilmente a “bagnare” i rifiuti.
“Abbiamo immediatamente inviato una dettagliata lettera di osservazioni a tutti gli enti coinvolti affinché questa sciagurata proposta sia bocciata. Dalla lettura dei documenti emergono gravissime inadempienze su vari aspetti delle procedure di bonifica, a partire dall’omissione di interventi sulla falda obbligatori per legge, la cui contaminazione è nota almeno dal 2016. La falda è in perenne movimento e trascina verso valle, diffondendoli fuori dal sito, i contaminanti. Non è stato fatto nulla per fermarli in attesa della bonifica, come prescrive la legge. Inoltre il comune di Pescara si presenta come soggetto proprietario non responsabile della contaminazione ma il responsabile, che deve pagare tutti gli oneri della bonifica secondo il principio “chi inquina paga”, non risulta individuato. Il comune sostiene che non vi sono i denari per completare la rimozione dei rifiuti ma questo argomento è in qualche modo valutabile solo qualora il sito dovesse essere classificato come “orfano”, cioè se non è stato possibile individuare un responsabile capiente dal punto di vista economico. Qui la procedura di individuazione appare essere stata omessa del tutto: è uno dei nodi centrali di questa vicenda e prima di definire le opzioni possibili deve essere sciolto, anche attraverso l’analisi della documentazione della compravendita dell’area. In ogni caso è inaccettabile pensare a una discarica in pieno centro a Pescara; siamo nella fase di esame della fattibilità dell’intervento dove devono essere esaminate tutte le alternative. A nostro avviso solo la rimozione dei rifiuti dal centro città può essere soddisfacente” conclude De Sanctis.