Alessandrini, Galli e Tobagi: “I nostri padri siano ricordati per ciò che hanno fatto e non per la loro morte”

Marco Alessandrini, Alessandra Galli e Benedetta Tobagi. Sono stati loro i principali protagonisti al convegno “Diritti Infranti”, andato in scena ieri a Pescara in occasione del 40° anniversario dell’omicidio del magistrato abruzzese Emilio Alessandrini.

Un pomeriggio intenso, dall’alto valore culturale, davanti ad una folta platea arricchita dalla presenza anche di molti studenti pescaresi, quella di ieri all’auditorium “Emilio Alessandrini” al Tribunale di Pescara. Si è parlato di Diritti Infranti, ma anche di strategie del terrore e delle risposte dello Stato, in un incontro organizzato dall’Associazione Alessandrini in collaborazione con l’Associazione Nazionale Magistrati. Sul palco, nella prima parte, le straordinarie testimonianze di Marco Alessandrini, Alessandra Galli e Benedetta Tobagi, rispettivamente figli di Emilio, del giudice Guido Galli e del giornalista del Corriere della Sera Walter Tobagi, vittime del terrorismo tra gli anni ’70 ed ’80 , in quell’aria dall’acro sapore di piombo che si respirava in Italia e che, a distanza di 40 anni, ha lasciato, da una parte una risposta efficace e ferma dello Stato, dall’altra un dibattito che non accenna a trovare una conclusione, inquinato com’è, vedi vicenda Battisti, da un certo revisionismo romantico da parte di chi è ancora convinto che in fondo coloro che premevano il grilletto, in quell’epoca, lo facevano per un nobile motivo. Non può essere così e ad affermarlo con forza le testimonianze di quei bambini, oggi adulti, vittime dell’inconsolabile dolore di dover vivere la loro vita, senza un padre:

 “Non vorrei mai che qualcuno pensasse che c’è stato una specie di sogno rivoluzionario degli anni Settanta, perché quella società marcia la si voleva abbattere con le pistole e con il
tritolo – ha sottolineato Marco Alessandrini parlando di ipertrofia della memoria»

“Loro erano professionisti, amanti del dialogo e contrari a ogni aggressione verbale – detto Benedetta Tobagi che del padre desidera venga ricordato ciò che ha fatto e non come è morto – attenti all’altro e per questo considerati pericolosi. Il terrorismo di quegli anni – ha detto ancora Benedetta –  ha colpito i migliori, coloro che erano capaci di leggere e gestire la complessità, una cosa che oggi manca tantissimo.”

“Non provo rancore per il fatto che gli assassini di mio padre siano oggi liberi – ha poi dichiarato il magistrato Alessandra Galli, figlia del giudice Guido Galli – hanno pagato il loro debito con la giustizia ed io da Magistrato non posso avere eterna sete di vendetta, ma devo avere  piena fiducia e rispetto per il nostro sistema giudiziario. Questo però non cambia di una virgola il dolore che noi figli di vittime del terrorismo ci siamo dovuti portare sulle spalle per tutti questi anni. Ringrazio le nostre mamme – ha proseguito Alessandra Galli – che hanno avuto la forza incredibile di affrontare il dolore evitando di trasmetterci sentimenti di odio e rancore che avrebbero potuto devastarci. È stato un buon modo di uscire da una stagione di violenze perché nessuno di noi tre nutre sentimenti di rivalsa nei confronti della società e di quegli sconti di pena che inevitabilmente, come persona e non come magistrato, mi hanno ferita”

Nella seconda parte del convegno moderato dal noto giornalista Massimo Giannini, altre importanti testimonianze in particolare quella dell’ex procuratore Armando Spataro, amico e collega di Emilio Alessandrini, del costituzionalista Filippo Donati e del giornalista scrittore Pietrangelo Buttafuoco. A loro il compito di fare sintesi tra ciò che l’Italia ha imparato da quei terribili anni di piombo, a come  che lo Stato, ed anche i cittadini, oggi, si devono porre di fronte ai nuovi terrorismi, non più nazionali, ma internazionali.

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