Furti auto in sosta: banda campana in azione anche in Abruzzo, sette arresti

Un gruppo criminale campano avrebbe portato a termine 63 furti su auto in sosta, in particolare in danno di anziani e donne sole, avvenuti in otto regioni italiane. Colpi messi a segno anche nelle provincie abruzzesi di Pescara, Chieti e L’Aquila.

La banda è stata sgominata dai carabinieri di Jesi che hanno eseguito un’ordinanza di custodia in carcere emessa dal gip di Ancona a carico di sette persone originarie di Napoli. La tecnica utilizzata per i furti era la foratura di uno pneumatico delle vetture che poi, una volta parcheggiate, venivano depredate. Gli arrestati devono rispondere di furto aggravato, danneggiamento e di uso indebito di carte di pagamento. I colpi contestati sono stati commessi nelle province di Ancona, Macerata, Roma, Viterbo, Latina, Frosinone, Napoli, Caserta, Salerno, Benevento, Avellino, Perugia, Terni, Catania, Chieti, L’Aquila, Pescara, Firenze, Grosseto, Bologna e Parma.

La tecnica della “gomma forata” viene utilizzata dai malviventi per costringere il conducente – in questo caso donne o persone anziane – ad uscire dall’auto: la vittima prescelta viene distratta al punto che i ladri ne approfittano per rubare tutto quello che riescono a trovare all’interno della vettura. Dopo aver scelto un centro commerciale, i malviventi, che in genere agivano sempre in 2 o 3, selezionavano una delle auto parcheggiate e bucavano la gomma anteriore sinistra. Quando la vittima, una volta accortasi del danno, scendeva dall’auto per cambiare lo pneumatico lasciando incustoditi i propri beni entravano in azione aprendo lo sportello opposto, così che la vittima non potesse accorgersi di nulla, e si dileguavano con contanti, carte di credito, bancomat.

Fondamentali ai fini delle indagini sono state le registrazioni della videosorveglianza dei centri commerciali, che hanno ripreso i napoletani in azione che, in alcuni casi, per distrarre meglio gli anziani, si prestavano per aiutare nel cambio dello pneumatico. «»ha bisogno di una mano?» chiedevano alle vittime mentre un complice si occupava di aprire lo sportello e portare via tutto. “

 

Barbara Orsini: