Anche Coldiretti Abruzzo partecipa alla protesta degli agricoltori al Brennero: contro la crisi, con la guerra che fa lievitare i costi, e il cibo fake che viene dall’estero
C’è anche una nutrita delegazione di abruzzesi, partiti nella notte, per raggiungere il Brennero, al confine con l’Austria, per unirsi alle migliaia di agricoltori, giunti da tutta Italia, per chiedere di salvare il made in Italy dalla norma del Codice doganale che rischia di far passare per italiano un prodotto che non lo è.
Come se non bastasse, la guerra in Iran con le tensioni legate allo stretto di Hormuz, fa lievitare i costi dei prodotti, scaricando su agricoltori e consumatori il prezzo più alto della crisi.
Partita nella notte con cinque pullman, la delegazione di Coldiretti, capitanata dal presidente regionale Pietropaolo Martinelli, è arrivata al confine austriaco alle prime luci dell’alba, per presenziare un appuntamento fondamentale, come spiega al tg8 il presidente di Coldiretti Abruzzo, Pietropaolo Martinelli.
«L’appuntamento del Brennero è fondamentale per noi e serve per ribadire quello che non vogliamo: il cibo fake che arriva dall’estero ma è spacciato per italiano e contrasta la qualità dei nostri prodotti. A pagarne le conseguenze sono anche i consumatori che trovano sui banchi alimentari del cibo spacciato per italiano, ma che in realtà di italiano non ha nulla. È per questo che oggi siamo qui numerosi: per dare battaglia e contrastare tutto quello che va contro le nostre eccellenze italiane.»
Diecimila agricoltori della Coldiretti, provenienti da tutte le regioni italiane tra cui anche l’Abruzzo, sono scesi al Brennero insieme al presidente Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo per chiedere una svolta immediata a livello europeo: dalla revisione del codice doganale all’obbligo dell’etichetta di origine su tutti gli alimenti. Al centro della mobilitazione, le distorsioni generate dalla regola dell’“ultima trasformazione sostanziale”, che consente di attribuire l’origine italiana a prodotti realizzati con materie prime straniere, con un danno stimato per gli agricoltori pari ad almeno 20 miliardi di euro. Una perdita che pesa in una fase già critica per il settore agricolo, segnata dall’aumento dei costi di produzione legati alle tensioni internazionali, con rincari di energia, carburanti e fertilizzanti che mettono a rischio semine e produzione alimentare, comprimendo i redditi delle imprese e incidendo sui prezzi al consumo. Dall’Abruzzo sono arrivati centinaia di agricoltori, che sono partiti con i bus organizzanti affrontando oltre dieci ore di viaggio, capitanati dal presidente di Coldiretti Abruzzo Pietropaolo Martinelli, dal direttore regionale Marino Pilati, dai presidenti e dai direttori provinciali.
“Con il Brennero prosegue un percorso di mobilitazione che ha coinvolto quasi 100mila agricoltori in tutta Italia – ha dichiarato il segretario generale Vincenzo Gesmundo – uniti nel rivendicare un cambiamento non più rinviabile. La revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale è la madre di tutte le battaglie sindacali: un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e inganna i consumatori. Difendere l’origine significa tutelare la sovranità alimentare ed economica del Paese, oggi più che mai minacciata anche dagli effetti dei conflitti internazionali”.
L’agroalimentare italiano rappresenta infatti una filiera strategica da 707 miliardi di euro e 4 milioni di occupati. “Un patrimonio che va difeso – ha sottolineato il presidente Ettore Prandini – da pratiche che alterano la concorrenza e svalutano il vero Made in Italy. Servono regole chiare e trasparenti lungo tutta la filiera e strumenti come i contratti di filiera per garantire una più equa distribuzione del valore. Chiediamo un intervento europeo per restituire agli Stati membri la possibilità di definire con chiarezza l’origine dei prodotti a partire dalla materia prima agricola”.
Al Brennero, Coldiretti ha denunciato anche la crescente “invasione silenziosa” di materie prime straniere. “Ogni giorno transitano migliaia di tonnellate di prodotti alimentari: dalle 150mila tonnellate di cagliate (per il 90% in ingresso proprio dal Brennero) utilizzate per produrre mozzarelle e formaggi venduti come italiani, ai 1,1 milioni di tonnellate di latte estero impiegato nell’industria lattiero-casearia. E ancora 560mila tonnellate di prosciutti freschi, milioni di tonnellate di grano straniero per pane, pasta e biscotti, oltre a patate, olio d’oliva, pomodoro trasformato e prodotti ittici.
“Un sistema che, in assenza di un’etichettatura d’origine obbligatoria a livello europeo, alimenta inganni commerciali, rischi sanitari e perdita di valore per le imprese agricole – spiega il presidente di Coldiretti Abruzzo Martinelli – Ancora oggi, una parte rilevante degli alimenti in commercio – dai prodotti da forno ai piatti pronti, dai surgelati alle conserve – non riporta l’origine in etichetta, lasciando i consumatori senza strumenti di scelta consapevole”.
Per rendere evidente il fenomeno, Coldiretti ha allestito un tavolo simbolico con esempi concreti di “italianizzazione” dei prodotti: dalle crocchette ottenute da pollo sudamericano ai prosciutti ricavati da carne olandese, dalla mozzarella prodotta con cagliate ucraine fino alla pasta ottenuta da grano canadese.
“La trasparenza sull’origine è una priorità non più rinviabile, ecco perchè l’Abruzzo non poteva mancare a questo grabde incontro – conclude il presidente Martinelli – per difendere il reddito degli agricoltori, garantire correttezza sul mercato e tutelare il diritto dei cittadini a sapere cosa portano in tavola”.
La mobilitazione è sostenuta dalla campagna social #nofakeinitaly.
