Lo psichiatra Cantelmi, consulente di parte della famiglia nel bosco, esprime perplessità sulla gestione dei test per la perizia sui genitori e dubbi sull’affidamento delle verifiche a una giovane psicologa
«Ho molte perplessità su come la Ctu sta gestendo i test, che costituiscono una componente importante di una perizia, a volte decisiva»: sono le dichiarazioni rilasciate all’Ansa dallo psicoterapeuta e psicologo, Tonino Cantelmi, all’indomani della quarta seduta sostenuta dai due genitori della cosiddetta famiglia nel bosco per la perizia disposta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila sulla loro capacità genitoriale. I giudici minorili, lo scorso mese di novembre, hanno deciso l’allontanamento dei figli della coppia dal casolare nel bosco per trasferirli in una struttura protetta in provincia di Chieti.
Il professionista solleva una serie di dubbi e perplessità sulla Consulente tecnica d’ufficio (ctu) che «ha affidato la scelta dei test a una giovane psicologa, iscritta all’albo solo da poco più di tre anni, le cui competenze reali saranno tutte da valutare», prosegue Cantelmi. «Sta di fatto che ha mostrato, a mio parere, già molti limiti sia nella scelta dei test sia nella metodologia di somministrazione, già nella prima seduta».
«Non conosciamo ancora le sue reali competenze sui minori», prosegue lo psicoterapeuta, «ma siamo preoccupati, date le premesse, qualora volesse somministrare test ai bambini, per la qualità dell’intervento. Abbiamo lealmente offerto la nostra collaborazione su questo tema alla Ctu, ma la giovane testista non sembra voler accettare il nostro aiuto. Ovviamente nelle sedi opportune dettaglieremo quello che per noi potrebbe costituire un grave pregiudizio per la perizia.»