La Corte d’Assise di Chieti, presieduta da Camillo Romandini (dopo la ricusazione del precedente presidente del collegio Geremia Spiniello) ha deciso di sospendere le udienze del processo per la Megadiscarica di veleni della Montedison, accogliendo la richiesta di remissione formulata dai legali della difesa. La Corte invierà l’incartamento presentato alla Cassazione, che dovrà quindi stabilire se sussistono le condizioni o meno affinchè il processo resti a Chieti oppure venga spostato in altra sede, come chiede la Montedison. Secondo quanto si è appreso, la decisione potrebbe arrivare entro tre mesi. Le difese hanno argomentato l’istanza con la tesi che anche i giudici popolari possano essere emotivamente coinvolti nella vicenda. Quando hanno preso la parola in aula, stamani i pm titolari dell’inchiesta Bellelli e Mantini hanno commentato l’istanza citando Manzoni: “il significato è chiaro, questo processo non s’ha da fare né domani né mai”.
Duro anche il commento delle parti civili, tra cui l’avvocatura di Stato, in una nota congiunta: “È del tutto evidente che la difesa, come in altri casi celebri, sta provando a fuggire dal processo, ben consapevole della forza poderosa dell’accusa e dell’inconsistenza oggettiva anche dal punto di vista scientifico dei propri argomenti difensivi. Non potendo negare l’evidenza dei gravissimi fatti loro contestati, le difese Edison cercano di sfuggire al giudizio”.
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