Inceneritori Abruzzo: la proposta di legge del M5S

-Sara-Marcozzi-

Inceneritori Abruzzo: la proposta di legge del M5S per modificare il piano regionale dei rifiuti.

La proposta di legge dice stop ad impianti nocivi alla salute degli abruzzesi e che deturpano il territorio ha detto illustrandola alla stampa la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Sara Marcozzi.
“Stante gli annunci da parte del Presidente D’Alfonso e del Sottosegratario Mazzoca, relativamente all’imminente approvazione del nuovo piano regionale di gestione dei rifiuti, riteniamo che la nostra proposta di legge,  che mette nero su bianco, un chiaro “No” alla presenza di inceneritori in Abruzzo, possa essere una buona base su cui fondare l’assetto del nuovo piano”sostiene Sara Marcozzi. La legge “agisce sull’unico articolo e al  comma 1 intende riorganizzare il piano regionale dei rifiuti tenendo presente i principi ratificati lo scorso 2 Luglio 2015 dalla Commissione Europea al fine di facilitare la transazione verso un’economia circolare che prediliga il recupero della materia all’incenerimento. Ai  commi 2 e 3” continua il consigliere 5 stelle “si  mira ad eliminare le soglie che permetterebbero l’introduzione e l’utilizzo dell’impianti dedicati all’incenerimento, quale strumento di trattamento dei rifiuti, attualmente presenti nell’impianto legislativo regionale.  Il M5S è stato repentino nell’individuare nel nuovo piano energetico nazionale la fattibile possibilità che in Abruzzo vengano stanziati impianti di incenerimento per questo, chiederemo l’approvazione di questa legge che scongiuri in maniera definitiva l’autorizzazione ad impianti di incenerimento dedicati. Abbiamo analizzato le carte e immediatamente denunciato che l’Abruzzo è stato individuato come punto “ideale” per la pratica di smaltimento obsoleta e nociva come quella dell’incenerimento. La politica energetica di questo Paese deve tendere alla sostenibilità e non guardare sempre al passato con impianti che deturpano il territorio e minano la salute dei cittadini abruzzesi . La produzione di rifiuti in Abruzzo è paragonabile a quelle prodotte da Capoluoghi di grandi dimensioni, come Napoli o Milano, si tratta di quantità assolutamente gestibili, auspichiamo che Regione Abruzzo guardi al futuro in tema di gestione e trattamento dei rifiuti, decidendo per sempre il divieto di incenerimento”.

1 Commento su "Inceneritori Abruzzo: la proposta di legge del M5S"

  1. corradetti mineo | 19/11/2015 di 16:38 |

    la signora Marcozzi mi faccia degli esempi sul campo sul reale di riciclaggio dei rifiuti? dove?
    non esiste una industria capace di riciclare in italia. riciclare è costoso.
    se fosse un risparmio i privati lo avrebbero gia fatto.

    oppure avrebbe dei costi 1000 volte superiori a portarli in campania o in abruzzo

    legga a chi consegna i rifiuti marcozzi..
    .
    E la giustizia lenta ha messo una pietra tombale su una delle indagini penali più importanti e complesse della procura di Chieti, l’operazione Ecoscalo. Inchiesta che partì nel 1999 dalla procura distrettuale antimafia allora diretta dal procuratore Nicola Trifuoggi (ora procuratore di Pescara) e poi trasferita a Chieti perché cadde l’ipotesi di associazione per deliquere di stampo mafioso. I carabinieri della polizia giudiziaria e del Noe scoprirono un pericoloso traffico di rifiuti che coinvolgeva tre regioni Abruzzo, Campania e Marche. Ieri gli i reati ipotizzati sono caduti sotto la scure del tempo: estinti per prescrizione. Gli imputati erano Sergio Bellia, di Chieti Scalo, titolare di Ecoambiente; Giovanni Del Prete, 44 anni, di Frattamaggiore della Cartofer di Arzano;Giancarlo Di Diodoro, 41 anni, di Corropoli amministratore della Stortini ambiente (Macerata) eppoi la segretaria di Bellia, Simonetta Ciammaglichella e Angelo Parrettaimpiegato della Cartofer. I primi tre sono accusati di associazione per delinquere, truffa e fatturazioni false. I due «colletti bianchi» curavano fatture e documenti. L’operazione scattò il 20 giugno del 2002 ad opera del nucleo operativo dei carabinieri del comando provinciale. Bellia, Del Prete e Di Diodoro finirono in manette dietro ordinanza di custodia per un traffico di rifiuti che non avveniva. A girare tra Chieti, Arzano e le Marche erano soltanto soldi e fatture false per operazioni inesistenti. Inoltre in base alle indagini dei carabinieri in questa operazione sono stati abbandonati in discariche abusive in prevalenza della Campania circa 20mila tonnellate di rifiuti. Secondo l’accusa imprese, enti e aziende del Napoletano commissionavano e pagavano la Cartofer per lo smaltimento di un determinato quantitativo di rifiuti. A questo punto sarebbe entrata in ballo la Ecoambiente di Bellia, definita dagli investigatori come l’imbuto del traffico.
    La società doveva portare i rifiuti nelle discariche ma invece venivano emesse solo fatture di uno smaltimento inesistente. A viaggiare sui camion non erano i rifiuti abbandonati in discariche abusive ma documenti e soldi. (k.g.)

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