Da Giancarlo Odoardi: “Viviamo in un grande parcheggio”

Una riflessione di Giancarlo Odoardi, che riceviamo e pubblichiamo: Viviamo in un grande parcheggio, ma non lo sappiamo. Allora usiamo la bici come occhiali per vedere la città da un nuovo punto di vista.

 

Ho partecipato a “Cosmobike Show”, la fiera internazionale dedicata al mondo della bicicletta, svoltasi nei padiglioni della Fiera di Verona pochi giorni fa (11-14 settembre).
Ho alloggiato nella vicina Mantova, a casa di premurosi amici dell’epoca universitaria bolognese, che hanno inconsapevolmente partecipato, accompagnandomi in auto ora alla stazione ora alla fermata del bus, alla mia articolata trasferta multimodale di quattro giorni e con quattro tipo di mezzi, treno, bus, auto e … bici, giusto per essere un po’ in sintonia con il tema dell’evento fieristico.
E quindi per ben quattro volte, anzi otto, comprendendo il ritorno, sono passato nella piazza antistante la stazione ferroviaria di Verona, ampia, spaziosa, ariosa e, avendola però vista solo di giorno, anche luminosa.
Per spostarmi dalla stazione alla fiera ho usato il servizio di bike sharing cittadino. Per raccontare la mia trasferta parto proprio da qui. Il bike sharing di Verona bike si basa per adesso su 20 stazioni e 300 biciclette. Per accedere al servizio, simile a quello parigino, si accede alla relativa pagina web e si fa l’abbonamento. Sistema di carico e scarico del mezzo con username e password, o direttamente con una card. Costi contenuti: 2,00 € al giorno, 5,00 alla settimana, 10 al mese e 25 all’anno, con un incremento scalare dei costi dopo la prima mezz’ora d’uso gratuita. Normale.
Non conosco i dati relativi alle frequenze d’utilizzo, né le modalità di manutenzione, ma l’aver sentito di una possibilità di raddoppio del sistema mi fa pensare ad un servizio che comunque funziona e rende. Certo, le 1.500 stazioni e le 20.000 bici del Velib parigino sono altra cosa, ma Verona bike sembra in piccolo essere un buon prodotto.
Ho fatto un solo tragitto, “stazione – fiera”, ma 8 volte, sufficienti per dire che se il bike sharing è ok, il percorso meno. Condiviso con i pedoni sul marciapiede, con interruzioni alle intersezioni con tanto di inutili e costosi cartelli di segnalazione di fine e inizio pista, il tracciato si snoda su spazi residuali, a cui si è tentato di dare una identità con qualche segnale verticale (oltre quelli temporanei e opportuni dell’evento fieristico). Di fianco, invece, per i mezzi a motore si snoda una gigantesca doppia carreggiata con ben sei corsie per ogni senso di marcia: totale 12!
Da “ospite”, quindi poco conoscitore di quella realtà, e visto il contesto mi sarei aspettato qualcosina in più per le bici, almeno per quella tratta. Ma potrei aver visto poco.
E veniamo alla stazione, alla piazza della stazione. Racconto solo quello che ho osservato e riporto qualche osservazione raccolta tra cittadini e tassisti.
Non so chi sia il proprietario dell’area né chi abbia redatto il progetto e quindi eseguiti i lavori, non penso il Comune (mi pare la società Ferrovie italiane o qualcuna del gruppo).
Guardando la vecchia foto nadirale di Google Maps, ho visto che prima c’era un parcheggio per auto e un grande terminal bus. I lavori non sono ancora ultimati, però si notano delle novità. Il parcheggio auto è arretrato, con disco orario di 15 minuti, con un centinaio di posti al massimo, e presto sarà anche sotterraneo, credo con la stessa capienza. Il termina bus è stato decentrato per consentire ai mezzi di essere vicini alla principale strada di accesso all’area. Tutto il resto è piazza per i pedoni, con adesso uno stallo provvisorio per qualche centinaio di bici, che verranno meglio sistemate non appena realizzato il Bici Park laterale per circa 400 posti. Davanti all’ingresso della stazione passa solo una strada stretta, a senso unico, per autobus urbani. Di fianco, ancora da colorare, corre una pista ciclabile a due sensi. Poi panchine, roseti e alberi che dovranno crescere.
Ho pensato alla mia città, Pescara: niente bike sharing, per adesso, un minuscolo bici park da 10 bici e tutte le altre dove ci sono i pali, e davanti alla stazione, cordonata da strade a doppio senso di marcia ad esclusivo uso motoristico, oltre al terminal bus si dispiega un unico, grande e immenso parcheggio per migliaia di auto.
Girare in lungo e in largo per il Paese aiuta a capire che la sorte di un’area come quella che circonda la stazione ferroviaria di Pescara costituisce per la città una opportunità di rigenerazione urbanistica unica e fantastica. Sprecarla, stando dietro a logiche di riempimento, residenziale o commerciale più che di servizi innovativi e sostenibili, rischia di far perdere ai cittadini un treno formidabile per i prossimi decenni.
Cambiare la mobilità in città, e fare in modo che le strade non siano più tali ma “spazi pubblici”, come potrebbe accadere con il nuovo codice della strada e come da più parti auspicato, consentirebbe di guardare all’uso di questo residuale, unico territorio cittadino come ad un luogo di rinascita e di riscoperta di un senso dell’abitare o meglio del vivere la città da troppo tempo perso. Oggi si vive dentro un grande parcheggio che si estende lungo le vie cittadine per quasi 300 km, oltre che in piazze, golene, strade con altre destinazioni, marciapiedi e quant’altro, senza soluzioni di continuità, e sembra che non ci siano alternative alla sua necessità. La bicicletta potrebbe costituire una chiave di lettura utile per cambiare radicalmente le cose, che senza facili sorrisi faremmo bene a considerare e a utilizzare. Come hanno già fatto altri. Con successo.

Giancarlo Odoardi

L'autore

Carmine Perantuono
Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.

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