Razzi e Scilipoti, non furono “venduti”. Anzi il Gip “bacchetta” Di Pietro

Archiviato l’esposto di Antonio Di Pietro per il duplice “cambio di casacca” di Razzi e Scilipoti. Le motivazioni del Gip si ritorcono sullo stesso leader IDV che li “selezionò in modo approssimativo”.

Nessuna prova della compravendita dei voti in Parlamento di Antonio Razzi e Domenico Scilipoti per dare una stampella al Governo Berlusconi. Non hanno trovato riscontro, secondo il Gip di Roma Gaspare Sturzo, le accuse nell’esposto presentato sei anni fa da Antonio Di Pietro, “tradito” dai due eletti nell’IDV. In particolare Di Pietro aveva denunciato, per quanto riguarda Razzi, la nomina di un suo “fedelissimo” a Console di Lucerna proprio a seguito del suo passaggio in maggioranza, un fenomeno -per il Gip- ancora attuale in questa legislatura con numeri assai rilevanti. Alle accuse di Di Pietro, su cui ha indagato il Pm Alberto Pioletti, sono mancati riscontri patrimoniali, bancari, intercettazioni e altre prove sufficienti ad imbastire un processo.

E nell’archiviare, il Gip -come rivela il Corriere della Sera- scrive che nella selezione dei parlamentari Razzi e Scilipoti il leader dell’Italia dei Valori utilizzò “modalità assai approssimative, con totale assenza di acquisizione e analisi della capacità, competenza e aderenza di costoro ai valori, ideali, progetto sociale e programma politico del partito in esame”. Insomma Di Pietro se la prenda con se stesso se Razzi si è fatto i …. suoi: Quei due…che ci azzeccavano con lui?

L'autore

Carmine Perantuono
Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.