Ombrina Mare: M5S il PD ha svenduto l’Abruzzo

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Ombrina Mare: M5S il PD ha svenduto l’Abruzzo.I parlamentari abruzzesi del Movimento presentano una nuova interrogazione.

In vista della conferenza dei Servizi su Ombrina Mare 2 in programma per domani a Roma saranno tanti a manifestare davanti al MISE  tra rappresentanti delle associazioni ambientaliste,  parlamentari, consiglieri regionali ed attivisti del M5S che accusano il Premier Matteo Renzi e la maggioranza del Pd di aver svenduto l’Abruzzo ai petrolieri.

In una nota si legge che “non sono state sufficienti due manifestazioni imponenti, né le oltre 500 osservazioni mosse contro il progetto da parte di cittadini, associazioni, professionisti, comuni, province e parlamentari (sono state presentate più osservazioni su Ombrina Mare 2 che su tutti i progetti in fase di autorizzazione messi insieme). In questo quadro di opposizione popolare il solito PD ha fatto il gioco delle tre carte per imbrogliare i cittadini: lo scorso anno in piena campagna elettorale per le regionali, il candidato presidente Luciano D’Alfonso insieme a candidati e parlamentari PD dichiaravano, a parole, contrarietà massima a Ombrina, mentre i loro “compagni” di partito votavano sempre a favore delle petrolizzazioni.  Noi del MoVimento 5 stelle ci siamo da sempre opposti presentando 5 interrogazioni (l’ultima oggi per chiedere se l’ UNMIG, l’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, abbia in questi anni verificato i requisiti delle società petrolifere, comprese relative a Ombrina, previsti dalla legge 55/1991), 2 mozioni parlamentari, una risoluzione in commissione (volta a far esaminare il parere positivo del Ministero dei Beni Culturali che ha totalmente ignorato il patrimonio paesaggistico e culturale rappresentato dalla Costa dei Trabocchi), 2 proposte di legge (per introdurre il divieto di ricerca e coltivazioni di idrocarburi in mare), decine di emandamenti, un esposto alla procura (che mette in evidenza le dubbie relazioni tra ministri e società petrolifere), 1 risoluzione in regione, 1 proposta di legge d’iniziativa regionale, l’attivazione del parco costa teatina e l’istituzione del parco regionale. Domani – concludono i parlamentari grillini – vorrebbero dare il via libera ad Ombrina? Fuori dagli uffici del Ministero troveranno contrari noi del M5S unitamente a tanti altri cittadini. E’ l’ultima possibilità per il PD di dimostrare di avere ancora qualcosa di democratico, oltre al nome che indegnamente lo identifica”.

Anche in Comitato no Ombrina in un comunicato ribadisce la propria contrarietà alle trivelle in Adriatico e punta il dito contro il Governo e il Partito Democratico.

Una svolta gravissima e pericolosa per gli abruzzesi l’aver rinunciato all’istituzione del Parco marino contro Ombrina; D’Alfonso, Mazzocca e il resto della maggioranza si sono presi una grande responsabilità rispetto al futuro del progetto più inviso dalla popolazione abruzzese” questo è il commento del Coordinamento No Ombrina alla notizia che il Consiglio regionale non approverà il Parco marino entro il 14 ottobre data della conferenza dei servizi decisoria. Paradossalmente l’idea del parco marino fu avanzata dallo stesso D’Alfonso il 27 giugno scorso. Il Coordinamento, dopo un lungo lavoro giuridico con diversi studi legali e l’esame di quanto accaduto in Calabria dove i parchi marini regionali sono realtà da ben sette anni, lo scorso 30 agosto in assemblea ritenne percorribile la strada chiedendo alla Regione stessa il varo della norma, poiché l’istituzione di un parco comporta immediatamente l’entrata in vigore dei vincoli di salvaguardia tra i quali il divieto di alterazione del substrato roccioso. Sarebbero entrati in conflitto, quindi, con le attività di perforazione e posa delle tubazioni previste dal progetto Ombrina. A metà settembre il Coordinamento ha fornito anche la bozza di proposta di legge a tutti i consiglieri chiedendo l’immediata convocazione degli enti locali per evitare vizi di costituzionalità. A fine settembre il Coordinamento ha appreso, con una semplice telefonata pomeridiana al Ministero, della convocazione della conferenza dei servizi a Roma a metà ottobre. La Giunta regionale, invece, era totalmente ignara della cosa nonostante il Coordinamento avesse da un mese chiesto per iscritto ai rappresentanti regionali di tenere sotto controllo il procedimento. Questo la dice lunga sulla capacità di Mazzocca e del suo entourage di seguire con efficienza un argomento centrale per la storia abruzzese. Solo a quel punto, e dopo un comunicato del Coordinamento, la maggioranza si è accorta che il referendum sarebbe arrivato in ritardo, come aveva evidenziato il Coordinamento fin da luglio! Così hanno cercato di correre ai ripari proponendo una norma, il divieto di nuove trivelle nelle 12 miglia imposto con norma regionale, manifestamente incostituzionale “per prendere tempo“. Una legge poi approvata senza i tanti ripensamenti con tanto di giravolta finale che hanno contraddistinto l’iter del parco marino “Trabocchi del chietino“. La scorsa settimana ci siamo accorti, infatti, che la Giunta regionale non aveva preso in alcuna considerazione la proposta di istituzione del parco marino, non avendo attivato procedure semplicissime quali, appunto, la partecipazione dei due comuni nel procedimento e una relazione tecnica da parte dell’Ufficio parchi. Non avevano predisposto neanche la cartina. Questioni che si risolvono in due settimane la prima, in 20 minuti le altre. Erano, tra l’altro, proprio le uniche problematiche sollevate dall’Ufficio legislativo del Consiglio regionale; la legge, secondo gli esperti giuridici della stessa regione, una volta assicurata la partecipazione degli enti locali e degli uffici regionali, sarebbe stata pienamente costituzionale. Quindi niente scuse ridicole, nonostante le rassicurazioni dell’ultim’ora, non l’hanno mai considerata come vera opzione, visto che l’avrebbero potuta approvare anche con qualche piccolo vizio poi recuperabile, visti i macigni che gravavano sull’altra norma che invece hanno approvato subito. I vincoli di salvaguardia sarebbero scattati immediatamente dopo la sua approvazione e pubblicazione, come sanno tutti coloro si occupano di aree protette regionali, compresi gli abitanti che li devono rispettare dal giorno dopo della loro pubblicazione sul BURA. Rockhopper non avrà di questi problemi e non si dovrà difendere da essi.  E’ letteralmente incredibile che D’Alfonso e Mazzocca, sapendo che dovremo presto affrontare una guerra di carte bollate da una parte e dall’altra, comunque vada la conferenza dei servizi di domani, rinuncino a varare una norma che avrebbe certamente contribuito a rendere più solido il fronte anti-trivelle, come ci hanno chiarito gli studi legali che ci stanno assistendo sulle denunce e sui ricorsi al TAR. Ombrina, e i 60.000 di Lanciano stanno diventando ostaggio di logiche che non hanno nulla a che vedere con l’obiettivo di fermare ad ogni costo e subito le trivelle. In ogni caso noi del Coordinamento No Ombrina – conclude la nota –  saremo domani a Roma con tanti abruzzesi a difendere il nostro mare. Diversi pullman dall’Abruzzo e dalle Marche partiranno alla volta della capitale. Vedremo nei prossimi mesi cosa avranno portato a casa i nostri amministratori regionali. Quello che è accaduto in questi giorni sarà, infatti, gravido di conseguenze non solo domani ma anche in quello che si deciderà nelle aule dei tribunali “.

L'autore

Gigliola Edmondo
Laureata in Lettere Moderne e in Giornalismo medico- scientifico con lode, è iscritta all’Ordine dei giornalisti, elenco Pubblicisti dal 1995. Esercita l’attività giornalistica dal 1985 occupandosi di cronaca, politica, economia, medicina, cultura e spettacoli. E’ appassionata di canto, musica, letteratura, cinema, teatro e pratica volontariato.

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