Inchiesta social dumping: tutto è partito dalla Cgil

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Inchiesta social dumping: tutto è partito dalla Cgil. Una forma di “caporalato 2.0”, moderno, che cavalca illecitamente le opportunità economiche di una città da ricostruire come L’Aquila, che attira e attirerà una ingente quantità di risorse nei prossimi anni, sfruttando i lavoratori come merce e come fonte di capitale.

“Un caporalato che fa paura per il cinismo che adotta e la capacità camaleontica di arginare le moderne norme in materia di lavoro e fisco”: così, il segretario provinciale della Fillea Cgil, Emanuele Verrocchi, ha definito il modus operandi degli imprenditori abruzzesi e romeni finiti in carcere per sfruttamento di manodopera e una serie di altri reati come quello di recente introduzione dell’autoriciclaggio, nell’ultima indagine della Procura de L’Aquila, chiamata “Social dumping”.

Si tratta di un’inchiesta transnazionale che coinvolge anche la Romania, paese da cui venivano i lavoratori sfruttati, pagati tre volte di meno di quanto dovuto, fatti lavorare oltre l’orario consentito, costretti a vivere in camerate con decine di altri compagni, senza tutele e senza contratti, nata da una denuncia fatta alla Procura un anno fa proprio dalla Fillea Cgil.

di Marianna Gianforte

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