Marcinelle, nel ricordo dell’accordo uomo – carbone

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Marcinelle, nel ricordo dell’accordo uomo – carbone. Cinquantanove anni fa la tragedia nella miniera del Bois du Cazier dove morirono 262 minatori di diverse nazionalità; molti di loro erano emigranti italiani, fra cui una sessantina di abruzzesi, provenienti soprattutto dalla provincia di Pescara.

Erano le 8.10 dell’8 agosto 1956 quando, da un pozzo della miniera di carbone di Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, si levò alta una nuvola di fumo. A causa di un tubo di petrolio tranciato per errore divampò un incendio che causò la più grande tragedia mineraria europea. Persero la vita 262 minatori, tutti arrivati in Belgio a cercare lavoro grazie all’accordo bilaterale tra Roma e Bruxelles che prevedeva la fornitura di manodopera in cambio di carbone.  Un accordo chiamato proprio “uomo – carbone” con cui l’Italia, nel 1946,  si era impegnata a spingere in Belgio mille minatori a settimana ricevendo in cambio 200 chili di carbone al giorno per ogni emigrato. Italiani che, secondo l’accordo, dovevano essere giovani (al massimo 35 anni) e in buone condizioni di salute. 61 gli abruzzesi che persero la vita, provenienti in gran parte da Manoppello, San Valentino, Lettomanoppello e altri piccoli centri limitrofi.

Per ricordare proprio la tragedia di Marcinelle oggi si celebra la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”. A Lettomanoppello viene inaugurato il primo monumento nazionale al Minatore ignoto mentre in Provincia, a Pescara, l’associazione storico – culturale “Ambasciatori della fame” ha organizzato il convegno “8 agosto 1956 – 8 agosto 2015: non abbiamo dimenticato”.

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