Vasto: Cotir, dipendenti in sciopero fame salgono su tetto

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Da oggi sono in sciopero della fame i dipendenti del Cotir di Vasto e hanno occupato la sede del consorzio salendo sul tetto. Chiedono il pagamento degli stipendi e l’intervento della Regione.

Sono in sciopero della fame da oggi e hanno occupato la sede del Consorzio a Vasto, i lavoratori del Cotir rimasti senza stipendio dal febbraio del 2014. Stanno attuando la protesta salendo sul tetto del Cotir. I 27 dipendenti del centro di ricerca chiedono l’intervento urgente della regione per sbloccare il pagamento degli stipendi e più in generale “prestar fede a quanto contenuto in una delibera di Giunta del dicembre del 2014 – spiega Elvio Di Paolo, rappresentante sindacale dei lavoratori – cioè la messa in liquidazione del Cotir con il relativo piano di riordino che prevede un unico centro regionale di ricerca. Piano che a tutt’oggi – conclude Di Paolo – resta inattuato. Noi chiediamo che alle chiacchiere e alle promesse, seguano i fatti concreti”.

I dipendenti sono senza stipendio da quasi due anni, nonostante i progetti avviati. Una situazione insostenibile che ha portato i lavoratori a iniziare un vero e proprio sciopero della fame fino a quando non avranno rassicurazioni da parte della Regione e si attui il piano di riordino annunciato. Inoltre, i dipendenti bloccheranno da oggi ogni attività del Cotir, una linea dura attuata sperando che ottengano risposte e fatti. Sono saliti sul tetto del Consorzio per far sentire la loro voce anche in modo eclatante.

“Il Cotir nato nel 1991, è uno dei pochi centri di ricerca rimasti sul territorio – spiegano i rappresentanti sindacali – ed ha un valore che tradotto in euro raggiunge oltre 12milioni di euro, senza considerare il “know how” dei suoi 27 lavoratori. Un patrimonio che si va giorno dopo giorno depauperando, con la decadenza delle strutture e la mancanza di prospettive delle sue professionalità.”

Di seguito riportiamo integralmente la lettera dei sindacati a Regione e Cotir 

“La regione Abruzzo e per essa l’Assessore Pepe continua a sottovalutare la drammatica situazione dei lavoratori del COTIR. Le scriventi organizzazioni sindacali non hanno ancora contezza sui tempi necessari per l’erogazione dei fondi dal momento che le promesse dell’Assessore Pepe non trovano riscontro nelle procedure amministrative del COTIR. Infatti, se i fondi arrivano entro il 20 dicembre come promesso dall’assessore come mai non è stata attivata la procedura di rettifica delle buste paga, si chiedono i lavoratori? Evidentemente sia l’assessore che i commissari liquidatori sanno benissimo che nessuno stipendio verrà pagato prima delle festività natalizie.
Inoltre, non c’è nulla di concreto sul piano di riordino visto che i tempi per l’illustrazione continuano a dilatarsi, ad oggi sappiamo che la convocazione non arriverà prima di due settimane, quindi alla vigilia di Natale.
Pertanto si comunica alle autorità in indirizzo di aver deciso, insieme ai dipendenti COTIR, come gesto di protesta estrema, con effetto immediato, lo sciopero della fame a oltranza, con blocco di tutte le attività del Centro di ricerca.
Come organizzazioni sindacali non possiamo non censurare il comportamento irresponsabile della Regione che ormai da oltre 5 anni disattende gli impegni presi nei confronti del COTIR in virtù della L.R. 31/82 (legge che istituisce il COTIR), nonché della convenzione stipulata tra Regione e COTIR nel 1996 e tutt’oggi vigente.
Non possiamo non censurare il comportamento assolutamente inadeguato, rispetto alla gravità della situazione, della classe politica regionale che da 5 anni tiene appesi i lavoratori del COTIR a fantomatiche promesse di positive soluzione delle problematiche legate alla ricerca nel settore agroalimentare che non hanno mai visto la luce.
Non possiamo non biasimare la regione Abruzzo e tutta la classe dirigente abruzzese per l’atteggiamento inconcludente che ha portato alla disperazione padri e madri di famiglia, costringendoli a ricorrere a misure di protesta estrema, dannose anche per la loro stessa salute, pur di vedere affermati i principi basilari sanciti nella Costituzione Repubblicana.
Non possiamo non biasimare l’atteggiamento dei commissari liquidatori che sembrano essersi disinteressati della gestione ordinaria del Centro e, dopo un anno di inutili attese, non sono ancora riusciti a concretizzare il piano di riordino dei centri di ricerca regionali.
Come organizzazioni sindacali esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori del COTIR, nonché l’impegno a tutelarli nei modi e nelle forme previste dal nostro ordinamento giuridico.
Considerato tutti gli impegni disattesi dalla Regione e dalla sua classe politica pretendiamo dalle Istituzioni un inequivocabile segnale di discontinuità con il passato, nell’affrontare la delicata vertenza.

Alla luce di quanto sopra, si chiede:
1) Il pagamento dei due anni di stipendi arretrati;
2) L’illustrazione immediata del piano di riordino al fine di capire in concreto cosa c’è dietro 1’anno di chiacchere dei commissari che, a gran voce, hanno promesso risorse e investitori privati per rilanciare il Centro;
3) L’attuazione in tempi certi del piano di riordino e il ritorno ad una condizione di normalità lavorativa e salariale.”

A firma di: FAI-CISL       FLAI-CGIL              UILA-UIL
F. Maurizi      A.P. Sinimberghi   M. D’Anastasio

L'autore

Antonella Micolitti
E' nata e vive a Pescara. Si è laureata con lode in Lettere, all'Università d'Annunzio di Chieti. Giornalista professionista dal 2007, si occupa principalmente di politica, sociale, attualità, costume. E' appassionata di storia e storia dell'arte bizantina e astronomia, strimpella il pianoforte e le piace il mare d'inverno. Ama Luigi Tenco e le sue canzoni ma le piace ascoltare anche Jovanotti, quello meno conosciuto con i suoi brani più belli. Adora la Grecia e la Russia e le rispettive lingue. Il suo obiettivo è raccontare il volto più curioso e nascosto dell'Abruzzo. Suggeritele le vostre storie. Scrivete alla mail "[email protected]" o "[email protected]". Sarà lieta, per quanto possibile, di darvi voce e spazio, perché la televisione la fate voi con noi.

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