Ricerca: piombo romano da Sardegna a laboratori Gran Sasso

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Ricerca: 30 lingotti di piombo dell’antica Roma in viaggio dalla Sardegna ai laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Gli antichi lingotti sono stati recuperati dalla stiva di una nave romana, affondata al largo delle coste della Sardegna duemila anni fa; dal fondo del mare, la loro nuova casa ora sarà il ventre del Gran Sasso, a 1400 metri di profondità, sotto la roccia della catena appenninica abruzzese.

I lavori di scavo del relitto e il recupero del suo carico sono stati finanziati dall’istituto nazionale di fisica nucleare. La consegna dei lingotti di piombo è frutto di un accordo tra l’Infn e la soprintendenza archeologia della Sardegna, con il parere favorevole del ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact).

La cerimonia di consegna si è svolta oggi presso il museo archeologico nazionale di Cagliari alla presenza di: Fernando Ferroni, presidente dell’INFN; Gianluca Serra, consigliere del presidente della Regione autonoma della Sardegna; Marco Edoardo Minoja, soprintendente archeologo della Sardegna; Massimo Carpinelli, rettore dell’università di Sassari; Stefano Ragazzi, direttore dei LNGS; Alberto Masoni, direttore della sezione INFN di Cagliari; Ettore Fiorini, ideatore e realizzatore del progetto “Piombo romano” per l’esperimento CUORE (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events), presso i LNGS, per lo studio dei neutrini.

“L’utilizzo dei lingotti di piombo romano rappresenta un caso esemplare di collaborazione tra le istituzioni, finalizzata a valorizzare il patrimonio archeologico nazionale e la ricerca scientifica di frontiera, come quella sulla fisica dei neutrini, premiata nel 2015 con il Nobel”, spiega Fernando Ferroni, presidente dell’INFN.

La collaborazione tra l’INFN e le università di Cagliari, Sassari e Milano Bicocca ha permesso di condurre accurate misure per stabilire la composizione chimica dei lingotti. “Grazie alla dotazione di strumenti di altissima tecnologia ai LNGS, è stato possibile effettuare analisi archeometriche con il metodo dei rapporti isotopici, identificando la miniera romana di Sierra de Cartagena, da cui circa duemila anni fa il piombo è stato estratto. Nei prossimi mesi sarà possibile svolgere studi più approfonditi”, afferma Stefano Ragazzi, direttore dei LNGS.

“Il piombo romano, che dalla Sardegna parte alla volta dei LNGS, ha caratteristiche uniche ed eccezionali. Il suo recupero, gli studi archeologici associati e l’utilizzo per gli esperimenti dell’INFN non solo saldano due mondi apparentemente distanti, ma costituiscono un esempio di successo, non isolato, della collaborazione fra l’INFN, le università sarde e le istituzioni del territorio”, sottolinea Alberto Masoni, direttore della sezione INFN di Cagliari.

L’accordo tra l’INFN e la soprintendenza archeologia della Sardegna prevede la possibilità di utilizzare i 30 lingotti, dal peso complessivo di quasi una tonnellata, preservandone ogni caratteristica di carattere archeologico, per ricerche di archeometria, come suggerito dall’UNESCO.

“Questo piombo – afferma Ettore Fiorini, fisico dell’università di Milano Bicocca e ideatore dell’esperimento CUORE – è un materiale preziosissimo, con un importante valore scientifico, oltre che archeologico, per la schermatura degli apparati per la ricerca di eventi rari. Si tratta, infatti, di un materiale che dev’essere totalmente privo di contaminazione radioattiva. Il piombo moderno – spiega Fiorini – contiene, infatti, una debole contaminazione radioattiva dovuta al suo isotopo 210, che si dimezza in circa ventidue anni. Da qui l’idea di utilizzare il piombo della nave romana che, essendo stato prodotto duemila anni fa, non contiene più isotopi radioattivi”.