Rete Kurdistan Abruzzo: “Boicottare Turchia”

boicotta-turchia1

Anche la Rete Kurdistan Abruzzo lancia la campagna di boicottaggio verso turismo e prodotti della Turchia per fermare “le migliaia di morti di civili”.

Una campagna di boicottaggio del turismo verso la Turchia e dei prodotti turchi per contribuire a “fermare la persecuzione politica, lo sfruttamento minorile e del lavoro, la devastazione del patrimonio storico e naturale, le migliaia di morti civili, la distruzione di intere città”: a lanciarla è la Rete italiana di solidarietà con il popolo kurdo e a rilanciarla a livello locale è la Rete Kurdistan Abruzzo, che invita i cittadini ad evitare viaggi in Turchia e a non comprare prodotti turchi, il cui codice a barre inizia con “869”.

Ricordando che “l’apartheid in Sudafrica è crollato grazie al boicottaggio internazionale”, gli esponenti della Rete Kurdistan Abruzzo parlano di “una situazione assurda”:

“Un Paese alleato, membro della Nato, candidato ad entrare nell’Unione Europea, in cui nell’ultimo anno sono stati uccisi più di cinquemila curdi, in cui sono state bombardate città e località a maggioranza curda e in cui si arrestano giornalisti, docenti universitari e chiunque assuma posizioni critiche verso Erdogan. Non ci sono garanzie di libertà di associazione sindacale – proseguono – e stanno perfino arrestando gli stessi parlamentari di opposizione. Allora, dal basso, è bene svolgere una campagna di boicottaggio. Ogni soldo speso dai turisti stranieri, d’altronde, fornisce al governo i mezzi per continuare la sua massiccia campagna di distruzione militare che devasta villaggi, siti architettonici e storici e, naturalmente, la vita delle persone che vi abitano. Il tutto, non solo bombardando e uccidendo, ma anche impedendo che arrivino gli aiuti. Boicottare la Turchia – dicono ancora alla Rete Kurdistan Abruzzo – vuol dire anche contrastare l’Isis, di cui Erdogan è la spalla principale. Tutti possono fare la propria parte: bisogna evitare l’acquisto di prodotti che vengono da lì e il cui codice a barre inizia per “869”.

Lunghissima la lista delle aziende che producono in Turchia, tra cui tante note multinazionali.

“Nei mesi scorsi D’Alfonso ha annunciato la volontà di attivare un collegamento aereo Abruzzo Turchia, – aggiungono – noi siamo contrari, anche per ragioni di sicurezza: la Turchia è la porta attraverso cui i ‘foreign fighters’ dell’Isis vanno a combattere in Siria. Vorremmo evitare che Pescara diventi un ‘hub’ dell’Isis”.

La campagna andrà avanti con una serie di azioni che verranno promosse sul territorio durante l’estate.