Tragedia di Rigopiano: c’é ancora tanto da indagare

La Procura di Pescara si prende tutto il tempo consentito per giungere ad una definizione dell’inchiesta sulla valanga di Rigopiano.

Sotto le macerie del Resort di montagna a Farindola, morirono 29 persone, tra cui lo staff dell’hotel ed il suo ideatore Roberto Del Rosso. A distanza di poco più di 14 mesi da quella immane tragedia, una folta delegazione del Comitato parenti vittime di Rigopiano é stata ricevuta ieri dal Procuratore Capo di Pescara Massimiliano Serpi e dal sostituto procuratore Andrea Papalia, presenti anche alcuni legali. Un incontro nel quale si é cercato di fare il punto della situazione, ma anche di chiarire alcuni aspetti legati ad indiscrezioni che in questi giorni stanno venendo fuori. Intanto la massima rassicurazione da parte del Procuratore Serpi – disporremo di tutto il tempo (18 mesi dall’iscrizione del fascicolo) che il Codice di Procedura Penale prevede, per non lasciare nulla d’intentato e verificare ogni segnalazione ed esposto, oltre all’enorme mole di materiale che gli inquirenti hanno già comunque raccolto. Chiaro il riferimento alla denuncia dei legali del sindaco di Farindola Eugenio Lacchetta, tra i 23 indagati, nei confronti del presidente della Regione Luciano D’Alfonso come massima autorità di Protezione Civile sui territori, per la gestione dell’emergenza Rigopiano e relativa prevenzione, oltre alla mancata attivazione degli elicotteri dell’Aeronautica Militare per i soccorsi. Anche se sui soccorsi, al di là del ritardo oggettivo, il Procuratore Serpi ha fatto intendere che tutto é legato a quante persone potevano essere effettivamente salvate, più di quelle tirate fuori vive dalla macerie. Come dire che il capitolo dei soccorsi appare essere il più debole rispetto ad altri capitoli d’indagine come quello della mancata attivazione della carta valanghe, delle autorizzazioni edilizie o, più ancora, di tutti gli interventi di natura preventiva che dovevano essere messi in campo. In parole povere quell’Hotel doveva essere sgomberato e probabilmente dovevano essere prese in maggiore considerazione le richieste di aiuto che tramite Sms, ad esempio, Roberto Del Rosso inviava alla sorella Rossella e che quest’ultima, puntualmente, girava a varie autorità, tra cui il presidente della Provincia di Pescara Di Marco. Il Comitato Operativo Regionale per le emergenze é stato convocato solo nel pomeriggio del 18 gennaio e comunque sia, stando a quanto accertato dai carabinieri forestali, nessuno avrebbe informato D’Alfonso sulla situazione a Rigopiano, tanto che il 17 gennaio la Prefettura di Teramo chiede ed ottiene l’intervento dell’esercito, il giorno dopo Atri chiede ed ottiene le turbine, mentre alcun  mezzo viene dirottato su Rigopiano per la semplice ragione che nessuno ne fa richiesta, nonostante i messaggi disperati di Del Rosso, caduti tragicamente nel vuoto.

Sii il primo a commentare su "Tragedia di Rigopiano: c’é ancora tanto da indagare"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato


*