Sfrattati ad Avezzano: imprenditore paga l’albergo

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Sfrattati ad Avezzano: un imprenditore paga l’albergo alla famiglia sfrattata dall’alloggio popolare di via Mattarella. Ancora polemiche tra gli ex e i nuovi occupanti.

L’imprenditore marsicano chiede di rimanere anonimo e pagherà il soggiorno in albergo fino al 31 marzo. intanto non si placano le polemiche che hanno conquistato la ribalta delle cronache nazionali. La giovane occupante di 24 anni , madre di una bimba di 6 mesi, rivendica la nazionalità italiana e si dice offesa dall’essere chiamata rom poichè, fa notare, di essere avezzanese a tutti gli effetti e che ,invece, chi viveva nella casa popolare prima di lei è marocchina. La famiglia assegnataria dell’abitazione al terzo piano dell’edificio , è di nazionalità italiana rimarca il capo famiglia di Capistrello sposato con una donna di origine marocchina e padre di tre bambini.Mentre le due famiglie si contendono l’appartamento il sindaco Gianni Di Pangrazio e il direttore dell’Ater Venanzio Gizzi si sono incontrati  per programmare gli interventi da attuare a breve e a lungo termine.

Il sindaco in una nota spiega che “la Marsica si riconferma un territorio di cittadini generosi e solidali in questo modo, prendiamo tempo per acquisire maggiori informazioni ed effettuare ulteriori verifiche, senza avere oneri economici. Il tavolo del Comitato di ordine e sicurezza pubblica, previsto per il prossimo 31 marzo alle 10:00 in Prefettura dovrà assolutamente ristabilire la giustizia e fornire la soluzione che ripristini la legalità. Con Gizzi e interessando anche il presidente di Federcasa, organizzeremo un convegno sullo stato dell’edilizia residenziale pubblica nella Marsica che diventi un’esperienza di studio, analisi e di proposte, accompagnate anche da riferimenti nazionali. La vicenda che ha riguardato la nostra città è il riflesso di un fenomeno preoccupante diffuso in tutto il Paese. Se da Avezzano possono partire i primi passi verso il cambiamento generale, allora faremo in modo di approfondire la questione, considerando ogni aspetto del caso e sollecitando un intervento al Governo. C’è chi non ha il coraggio di denunciare per paura ed è soggetto a un terrorismo psicologico che arriva a fargli rinunciare anche a ciò che gli spetta di diritto. In questi giorni, ho avuto modo di approfondire le conseguenze del fenomeno e tutto porterebbe a pensare che esista una vera e propria rete informativa che agisce con metodo e precisa cognizione. È necessario che le forze dell’ordine abbiamo più mezzi e libertà di azione; i sindaci e le amministrazioni comunali hanno le mani legate dalla stessa normativa in materia”.

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L'autore

Gigliola Edmondo
Laureata in Lettere Moderne e in Giornalismo medico- scientifico con lode, è iscritta all’Ordine dei giornalisti, elenco Pubblicisti dal 1995. Esercita l’attività giornalistica dal 1985 occupandosi di cronaca, politica, economia, medicina, cultura e spettacoli. E’ appassionata di canto, musica, letteratura, cinema, teatro e pratica volontariato.

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