Sciare in Abruzzo – Si o no al “fuoripista”? A decidere sarà il Tar

Sciare in Abruzzo –  Si o no al “fuoripista”? Attese tra qualche settimana le prime sentenze del Tar. Ma gli ortopedici lanciano l’allarme: in aumento gli incidenti anche sulle piste. Ecco come prevenirli.

Più spericolati o forse più disattenti, gli italiani che si sono trovati a fare i conti con infortuni rimediati sui campi da sci sono aumentati, da inizio stagione, del 15% rispetto agli anni precedenti. Lo rivela l’associazione degli Ortopedici Traumatologi ospedalieri italiani (OTODI), che sottolinea come “a volte basta una banale caduta per compromettere la funzionalità di un arto” o “per rimanere bloccati per un lungo periodo di tempo”. La fascia di età più colpita da incidenti da sci è quella dei 30/50 anni, composta al 65% da uomini e al 35% da donne. Mentre per quanto riguarda gli incidenti di snowboard la fascia dei 15/30enni è quella più a rischio maggiore, sebbene si tratti di giovani abbastanza allenati. “In questo caso – sottolinea l’ OTODI – i traumi sono provocati da cadute che coinvolgono spalla e arti superiori, mentre per chi pratica sci più spesso i traumi riportati provocano lesioni dell’apparato legamentoso del ginocchio”. “Sono incidenti che possono essere anche gravi e fastidiosi” ma “si potrebbero evitare con buon senso e rispetto delle regole”, spiega l’esperto. La prima cosa è dedicare qualche ora alla ginnastica presciistica, prima di accedere alle piste.
E’ utile regolare gli attacchi degli scarponi, sincerarsi delle condizioni del manto nevoso per evitare di trasformare la vacanza in montagna in un incubo”. Poi, ovviamente moderare la velocità soprattutto in caso di piste affollate. In caso di infortunio, comunque, non sottovalutare il dolore. “E’ consigliabile recarsi da un ortopedico ed effettuare una radiografia anziché tralasciare un dolore che può nascondere qualche sorpresa poco piacevole.
Ma il consiglio principale è “evitare di avventurarsi nelle discese fuoripista” . Una pratica sulla quale peraltro nelle prossime settimane in Abruzzo sono attesi rilevanti sviluppi legali davanti al Tar.

ATTESA PER LE SENTENZE – Alla luce dei diversi incidenti degli ultimi anni, infatti, ordinanze di divieto di scialpinismo, di freeride e di altre attività invernali fuoripista (inclusi l’alpinismo con piccozza e ramponi e le ciaspole) sono state emesse negli ultimi anni da amministrazioni comunali tra le quali quelle di Ovindoli, L’Aquila, Roccaraso e Villetta Barrea.
Proprio mercoledì scorso il TAR ha iniziato l’esame di due ricorsi, risalenti nientemeno al 2014, proposti dall’associazione Abruzzo Freeride Freedom contro i divieti firmati dai sindaci di Roccaraso e L’Aquila. Secondo l’associazione presieduta da Giulio Verdecchia, queste ordinanze non intervengono in occasione di pericolo contingibile e urgente, ma stabiliscono di fatto un divieto totale, penalizzando sempre e comunque gli appassionati del fuoripista e delle ciaspole.
Proprio l’associazione fa notare che tali divieti non esistono sulle Alpi, ma sono stati introdotti in Abruzzo e in altre regioni appenniniche. Provvedimenti che, secondo gli appassionati, penalizzano il turismo e le attività del CAI, condizionando il lavoro delle guide alpine, la cui esperienza dovrebbe invece tutelare veramente gli appassionati dello sci fuoripista e dello scialpinismo. La prima sentenza sui ricorsi dell’associazione è attesa per l’inizio di aprile: gli effetti dunque si concretizzeranno solo nella prossima stagione turistica invernale, ma faranno comunque giurisprudenza anche per le altre località di montagna, nello stabilire il confine tra divertimento e pericolo.

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L'autore

Carmine Perantuono
Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.

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