Regione, Forza Italia chiede il ritorno al voto

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Forza Italia chiede di tornare a votare. “La Regione Abruzzo deve tornare nuovamente operativa. Gli abruzzesi non meritano  un Governo regionale ingessato per i prossimi 8 mesi a causa delle velleità del Presidente D’Alfonso”.

Lo hanno ribadito stamani a Pescara, nel corso di una conferenza stampa, gli esponenti di Forza Italia in Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri e Mauro Febbo. Secondo quanto previsto dai regolamenti la prima data utile per tornare alle urne è il 14 Ottobre prossimo.

“Il presidente D’Alfonso, ha ribadito il Capogruppo regionale del Partito Azzurro Sospiri, gioca con le parole e scherza con il fuoco. Se vuol continuare a fare il Presidente della regione rinunci all’incarico da senatore, ha aggiunto ancora l’esponente di Forza Italia. “Dopo un mese e mezzo di immobilismo e stallo amministrativo il Presidente D’alfonso non scherzi sulla pelle degli abruzzesi e responsabilmente rispetti ciò che prevede la Costituzione italiana e non trovi scappatoie e sotterfugi inutili e dannosi ma si proceda alla determinazione delle votazioni regionali nel mese di ottobre prossimo, ossia nei tempi tecnici previsti secondo la Legge”.  “Troviamo irriguardoso – commenta il gruppo regionale di Forza Italia – cercare tra le pieghe del pensiero di un Maestro del diritto costituzionale, quale fu Costantino Mortati (così come riscontrabile anche nelle dichiarazioni del professore Enzo Di Salvatore), un appiglio, una sfumatura, una qualsivoglia parola che avvalori strumentalmente ciò che, in fatto di incompatibilità tra la carica di Presidente della Giunta regionale e quella di Senatore della Repubblica, è per il diritto assolutamente chiaro. In claris non fit interpretatio: è questo l’antico brocardo che sempre deve accompagnare il lavoro (e l’onestà intellettuale) dell’interprete. E l’ordinamento giuridico è, sul punto, assolutamente chiaro. Come del resto lo è Mortati: “L’assunzione della qualità di membro elettivo del Parlamento – scrive Mortati – ha luogo con la «proclamazione» dell’avvenuta elezione”. E il regolamento del Senato dichiara che “i Senatori acquistano le prerogative della carica e tutti i diritti inerenti alle loro funzioni, per il solo fatto della elezione o della nomina, dal momento della proclamazione se eletti, o dalla comunicazione della nomina se nominati”. Infine, la Costituzione, all’art. 122, secondo comma, recita: “Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo”.

Da tutto questo – rimarca il gruppo di Forza Italia – si ricavano due cose semplici: 1) che si è Senatori a partire dall’atto della proclamazione; 2) che dal momento dell’assunzione della qualità di Senatore è fatto divieto di cumulare due cariche elettive: quella di Senatore e di Presidente della Giunta (che, in questo caso, è anche Consigliere regionale). D’altra parte, lo ha chiarito anche la Corte costituzionale nella sentenza n. 1 del 2014: “il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti”. Il che vuol dire che il successivo atto di convalida è volto solo a confermare o a non confermare (attraverso un atto di annullamento) la carica di Senatore. Tanto è vero che, nel caso in cui non venisse confermata tale qualità, tutti gli atti compiuti in Parlamento dal Senatore resterebbero comunque in piedi: e lo sarebbero proprio in quanto compiuti dal Senatore e non già perché compiuti in veste di Presidente della Giunta regionale.

Pertanto – concludono i forzisti – il centrosinistra non commetta l’errore di bloccare per altri otto mesi una Regione come l’Abruzzo che per colpa dei capricci dalfonsiani continua a registrare segnali e dati allarmanti in settori strategici per la nostra economia come agricoltura, turismo, artigianato e comparto produttivo industriale. Le imprese continuano a chiudere, la disoccupazione aumenta e vediamo collocare l’Abruzzo penultima tra tutte le regioni d’Italia nella spesa del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e del Fondo sociale europeo (Fse). In questa campagna elettorale D’Alfonso ha continuato a dispensare promesse per un valore di 3 miliardo e 121 milioni di euro e crediamo che gli abruzzesi siano stanchi di mere promesse e siano invece un atto morale dare alla nostra Regione un nuovo governo”.

LA REPLICA DI D’ALESSANDRO (PD)

Quando il presidente Luciano D’Alfonso si dimetterà dalla sua carica non lo stabilisce né Forza Italia né il M5S né il Pd, ma la legge. E’ quanto replica il neodeputato del Pd Camilli D’Alessandro, che ricorda come  la normativa preveda due fasi: la proclamazione – che avverrà nei prossimi giorni – e la convalida. Quest’ultima necessita di una serie di passaggi che vanno dall’elezione dei presidenti di Camera e Senato alla scelta dei componenti delle commissioni, tra le quali figura la Giunta per il regolamento. Essa darà un termine al presidente entro il quale dimettersi, ed egli provvederà immediatamente in questo senso. Va ricordato, conclude D’Alessandro, che chi parla è Forza Italia, ovvero proprio quel partito che fece prolungare di 6 mesi la consiliatura precedente, motivando il provvedimento con il risparmio derivante dall’accorpamento delle elezioni regionali con le europee.

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