Pescara: nuovi poveri, il “signore dei telefoni”

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A Pescara sempre di più i nuovi poveri: li incontri per le strade a cercare nelle cabine telefoniche qualche spicciolo, rovistare nei cassonetti o tra gli avanzi dei mercati rionali.

Sono i poveri che non ti aspetti, quelli della porta accanto, dignitosi nell’aspetto e nel vestire. Potrebbero essere i tuoi genitori, i tuoi nonni. Li vedi passeggiare lungo le strade di Pescara, in pieno centro, poi qualcosa cattura il tuo sguardo: c’è chi entra nelle cabine telefoniche, le poche rimaste, sperando di trovare qualche spicciolo. E’ un signore sulla settantina, ben vestito, con una stampella nella mano. Si avvicina ad alcune cabine telefoniche di una via del centro, poi vi entra, si attarda un attimo, verifica che non ci siano monete lasciate lì, chissà da quanto, poi, esce, lo sguardo malinconico, forse deluso di non aver trovato nulla, e continua a camminare. Chi lo conosce dice che il signore dei “telefoni” sia stato sfrattato qualche settimana fa dalla propria abitazione. Come vive, nessuno lo sa.

Poco più in là, nei mercati rionali, zona Stadio e Ospedale, una signora non più giovane si china tra i cartoni. Raccoglie e porta via frutta scartata, verdure ammaccate che non sono buone per la vendita, ma di sicuro garantiscono, nonostante l’apparenza, almeno un pasto.

Qualcuno le chiede perché sia costretta  a raccattare frutta a fine mercato, lei non dà troppa importanza alla domanda: “Perché devo magiare. Sono vedova e sola, con 350 euro di pensione che non mi bastano nemmeno per pagare l’affitto.”

Sono i nuovi poveri, poveri per davvero, nuovi manco tanto. Una storia che si ripete da tempo, ormai. C’è chi si affanna, tra gli economisti, a garantire la luce in fondo al tunnel della crisi. Ma da queste parti, in questi angoli di una città di cui non ti accorgi, la fine della crisi non si vede, nemmeno alla lontana. I dati della Caritas, d’altronde, parlano chiaro: sempre più italiani tra i poveri, spesso separati, rimasti soli, anziani e giovani under 30 che stentano a trovare un lavoro. Non va in crisi la solidarietà, quella quotidiana, quella che non si vede, non si mostra. Eppure c’è, lavora, senza bisogno di palcoscenici, grazie a decine e decine di volontari che si mettono a servizio del prossimo.

Intanto il “signore dei telefoni” è sempre lì, per lui il tempo si è fermato, fino a quando non toglieranno le ultime cabine telefoniche e la speranza di trovare qualche spicciolo, come se avesse ottenuto un tesoro.

1 Commento su "Pescara: nuovi poveri, il “signore dei telefoni”"

  1. La verità terribile è che questa è una realtà ormai preponderante e tutt’altro che marginale!!.. Al sig. Renzi, che vede riprese ad ogni piè sospinto e invita tutti a “non piangersi addosso”(?!), bisognerebbe inviare tante cartoline/foto con immagini di questo genere, condite da serrande abbassate, negozi chiusi e gente disperata!!.. così tanto per scuoterlo da quella sorta di stato ipnotico che lo costringono a ripetere grottescamente sempre lo stesso patetico, surreale quanto monotono mantra “siamo in ripresa.. smettiamola di piangerci addosso”..
    Quando vedrà tutti morti intorno a lui magari dirà “ma dai ragazzi smettetela di fare scena.. lo sanno tutti che siamo in netta ripresa!”..

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