L’Aquila, catastrofi naturali. Il geologo Tozzi: “Più prevenzione e stop al cemento”

Il terremoto dell’Aquila nel 2009, quello dell’Emilia nel 2012, le scosse che hanno portato morte e distruzione nel Centro Italia tra il 2016 e il 2017. E poi gli incendi, le alluvioni, il dissesto idrogeologico, Rigopiano: l’Italia è un Paese che si sbriciola sotto i colpi delle catastrofi naturali.

Vittime e feriti, interi borghi cancellati – un esempio lo è Accumoli, nel Lazio, colpito dal terremoto del 2016, dove tre frazioni non potranno essere mai più ricostruite com’erano e dov’erano, oppure Pescara del Tronto, frazione di Arquata, che non rinascerà mai più – e poi la frana recente in Val di Susa, frana causata dagli incendi che nell’estate scorsa hanno bruciato i boschi che avrebbero potuto trattenere i detriti portati a valle dalle piogge.

Un Paese che si sbriciola per colpa delle scelte – e spesso delle non-scelte – degli uomini, degli amministratori, delle istituzioni. Non esistono le calamità naturali in quanto tali, dice geologo Mario Tozzi, oggi all’Aquila per partecipare al convegno internazionale di studio “Calamità naturali e cambiamenti climatici” organizzato all’Emiciclo appena riconsegnato alla città dopo il restauro post-sisma. Il geologo sottolinea: “Sul fronte della cultura della prevenzione c’è ancora tanto, troppo da fare” e lancia un appello al nuovo Governo.

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