L’Aquila: post terremoto, interviene prescrizione per 8 indagati

Erano accusati di aver percepito soldi con preventivi falsi nell’ambito dei fondi comunitari post sisma, stanziati dalla Regione Abruzzo. Per 8 indagati interviene la prescrizione.

Gli indagati, secondo l’accusa, avrebbero percepito oltre 3 milioni e 200 mila euro con preventivi falsi, nell’ambito dei fondi comunitari post sisma. Si tratta delle risorse che la Regione Abruzzo ha rimodulato per attrarre nuove imprese nel cratere del terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. Il processo che all’Aquila vedeva alla sbarra professionisti ed imprenditori si è concluso per intervenuta  prescrizione. Il Tribunale dell’Aquila ha emesso una sentenza di non luogo a procedere nei confronti degli 8 imputati, ai quali venivano contestati i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico.

Sul banco degli imputati erano finiti il commercialista aquilano Paolo Gargano, funzionario di Confindustria L’Aquila, componente del collegio sindacale della partecipata del Comune dell’Aquila, società Aquilana multiservizi, e amministratore unico della societa’ pubblica Scoppito servizi, nell’omonimo comune aquilano; Ettore Perrotti, presidente dell’ordine dei commercialisti della provincia dell’Aquila, rappresentante della Società Unica; Guido Pozzuoli, di Bergamo, rappresentante legale della società Macom Srl dell’Aquila; Guglielmo Fabiani, aquilano, rappresentante legale della societa’ Italglobal; Piera Montauti, di Roma, rappresentante legale della societa’ Salgor; Fernando Marsili, di Penne (Pescara), rappresentante della società Compagnia degli Appennini; Donato Ferrini, di Celano della societa’ Ergotec e Federica Masciulli Ferri, rappresentante legale della società Erreci segnaletica dell’Aquila.

La vicenda risale al 2012 e, secondo le ipotesi dell’accusa, Gargano, in qualità di commercialista e consulente incaricato per la presentazione delle domande a favore delle società legate agli imputati per ottenere i contributi del bando Por-Fesr 2007-2013, avrebbe attestato falsamente alla Regione, redigendoli e sottoscrivendoli con il nome di Pozzoli e, con il suo consenso, la veridicità di sette preventivi di spesa falsi per un totale che supera i 3 milioni e 200 mila euro; gli stessi venivano allegati alle domande di contributo a favore delle imprese cui veniva indicato quale fornitore di beni e servizi la Macom Srl, amministrata dallo stesso Pozzuoli, società che ha sede nel capoluogo di regione, ma in realtà inattiva e non operativa.

Un meccanismo che -secondo l’accusa- avrebbe consentito di ottenere un punteggio maggiore nella graduatoria.

Gli altri indagati, sempre in concorso tra loro, erano accusati di aver prodotto falsi preventivi di spesa a favore della Macom Srl, che a sua volta provvedeva a redigerne altri in favore delle altre ditte, immischiate nel presunto raggiro per ottenere finanziamenti per centinaia di migliaia di euro.

 

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