Inchiesta puntellamenti, gli indagati restano ai domiciliari

l'aquila puntellamenti

Respinte le istanze di revoca delle misure cautelari a carico delle cinque persone finite ai domiciliari a seguito dell’inchiesta “Redde rationem”.

Il giudice per le indagini preliminari dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha respinto le istanze di revoca degli arresti domiciliari per gli indagati dell’inchiesta “Redde rationem”, che ha portato alla luce tangenti e truffe negli affidamenti diretti degli appalti per i puntellamenti. Un affare da 200 milioni di euro, complessivi del primo intervento post-sisma del 6 aprile 2009. Delle persone poste agli arresti domiciliari, solo a Pierluigi Tancredi si contestano come capi di imputazione la corruzione e l’estorsione; gli imprenditori Mauro Pellegrini, Giancarlo Di Persio, Maurizio Polisini e Andrea Polisini, responsabili delle ditte Dipe ed Edilcostruzioni, sono invece accusati di corruzione, subappalto irregolare, falsa fatturazione, truffa su fondi pubblici, abuso d’ufficio. Il faccendiere Nicola Santoro, per lui obbligo di dimora e di firma, è accusato di corruzione e anche per lui Gargarella ha respinto la revoca della misura. Intanto, i carabinieri che si occupano delle indagini sono entrati nell’agenzia di assicurazioni in viale della Croce Rossa dove opera l’assicuratore Umberto Di Prospero e hanno perquisito gli uffici e l’abitazione. Di Prospero diventa così il ventesimo iscritto nel registro degli indagati. Degli altri 13 a piede libero, ci sono tecnici privati che hanno anch’essi truffa su fondi pubblici, altri imprenditori hanno le accuse di subappalto irregolare mentre ai tecnici comunali viene contestato l’abuso d’ufficio.

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