Grazia a Bearzi, gli aquilani: “Non doveva pagare solo lui”

Unica voce controcorrente tra le mille che si alzano da mezza Italia chiedendo la grazia per Livio Bearzi, ex preside del Convitto nazionale dell’Aquila all’epoca del sisma, in carcere per scontare 4 anni per omicidio plurimo colposo e lesioni colpose per la morte di tre studenti e il ferimento di altri due, l’unica voce contro – dicevamo – è quella di Lucia Catarinacci.

La mamma di Luigi Cellini, 15 anni appena, morto nel crollo del Convitto per “una telefonata che Bearzi poteva fare e che non ha fatto”.

In favore di Bearzi e per la sua Grazia si sono schierati molti personaggi della cultura e della politica. Al suo fianco, da ieri, anche il presidente della Regione Luciano D’Alfonso che ha chiesto la grazia per Bearzi in una lettera al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ultimo in ordine di tempo dopo l’intervento anche le senatrici Stefania Pezzopane ed Enza Blundo, della presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Deborah Serracchiani, e di tanti insegnanti e genitori del terzo istituto comprensivo di Udine, dove Bearzi ha svolto la sua attività fino a pochi giorni prima dell’arresto.

Per gli aquilani, invece, quale dev’essere il destino dell’ex preside? A pagare per i morti nei crolli del sisma – dicono – dovevano essere anche i componenti della commissione Grandi rischi.

Il servizio del Tg8:

L'autore

Marianna Gianforte
Giornalista professionista dal 2009, iscritta all'Albo dell'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo. Dopo la laurea in Culture per la Comunicazione all’Università dell’Aquila, frequenta un master in Giornalismo all'Università di Teramo. Collabora con il quotidiano regionale "Il Centro Spa" e Radio Delta. La scrittura e il giornalismo fanno parte della sua vita, come anche lo sport. Ama la corsa, la bicicletta e la montagna.

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