Crac Curti-Di PIetro, la Cassazione conferma le condanne

A cinque anni dalla sentenza di primo grado la Cassazione mette la parola fine alla vicenda giudiziaria relativa al crac Curti-Di Pietro e lo fa rigettando i ricorsi presentati dalle difese dei due imprenditori.

Per Guido Curti e Maurizio Di Pietro diventa così definitiva la condanna a sei anni inflitta in primo grado e confermata in appello. Annullamento senza rinvio, invece, per la sentenza di condanna a un anno per Nicolino Di Pietro, fratello di Maurizio, per intervenuta prescrizione. I tre imprenditori erano finiti a processo al termine di una lunga e certosina attività di indagine portata avanti dalla Procura di Teramo, con l’accusa di bancarotta fraudolenta perché accusati di aver portato al fallimento tutta una serie di società. Un crac milionario, di circa 20 milioni di euro, e per il quale in primo grado il Tribunale di Teramo aveva condannato a sei anni Curti e Maurizio Di Pietro e a tre anni Nicolino Di Pietro. Condanne confermate in appello, con la parziale riforma per il solo Nicolino al quale la pena era stata ridotta a un anno, e sulle quali adesso è arrivato il sigillo della Cassazione. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Stefano Maranella per Curti, Guglielmo Marconi per Maurizio Di Pietro e Mauro Di Dalmazio per Nicolino Di Pietro. La parte civile era rappresentata dall’avvocato Alessia Moscardelli,

L'autore

Carmine Perantuono
Laureato in Giurisprudenza, è giornalista professionista dal 1997. Ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di Rete8.

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