Canistro, GdF sequestra beni per 20 milioni a Patron Santa Croce

Canistro, GdF sequestra beni per 20 milioni a Patron Santa Croce. Gli uomini della Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Tributaria de L’Aquila hanno eseguito stamani un’ordinanza di misura cautelare reale pari a circa 20 milioni di euro emessa dal Tribunale di L’Aquila nei confronti di Camillo Colella, 56 anni, legale rappresentante della Santa Croce, societa’ di rilievo nazionale operante nel settore della commercializzazione di acque.

Immobili, titoli e disponibilità finanziarie per circa 20 milioni di euro sono stati sequestrati oggi dai finanzieri del nucleo di polizia Tributaria di L’Aquila, su ordinanza del Tribunale del capoluogo regionale emessa nei confronti di un 58enne, legale rappresentante di una società di rilievo nazionale operante nel settore della commercializzazione di acque. Con il sequestro viene ripristinata la misura cautelare, pari a 13 milioni circa, già eseguita, su richiesta della procura della Repubblica di Avezzano, lo scorso 4 novembre ma che, per vizi procedurali sollevati dalla difesa dell’indagato, il Tribunale del riesame di L’Aquila aveva dichiarato inefficace il successivo 23 novembre. In accoglimento dell’appello proposto dalla procura Marsicana, il Tribunale ha ripristinato l’originario vincolo cautelare disponendo, con un’ordinanza, il sequestro per 20 milioni comprensivo di sanzioni e interessi nel frattempo maturati. La misura cautelare nasce da un’attività di polizia giudiziaria che si è sviluppata attraverso investigazioni economico-finanziarie svolte dai finanzieri del Nucleo e sfociate, nell’autunno scorso, nell’accertamento di rilevanti importi, per circa 9 milioni di euro, sottratti al pagamento dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sui redditi: Ires, Irap, ritenute alla fonte, relative agli anni dal 2008 al 2013. Per questo motivo, l’imprenditore è stato denunciato all’autorità giudiziaria di Avezzano per omesso versamento di ritenute dovute o certificate, di Iva e indebita compensazione, tre reati in violazione della cosiddetta “legge sui reati tributari”, il decreto legislativo numero 74/2000. Le indagini si sono poi estese all’accertamento di tutte le posizioni debitorie della società nei confronti del fisco, anche in considerazione delle risultanze di precedenti controlli della direzione regionale Abruzzo e della direzione provinciale aquilana dell’Agenzia delle entrate. I nuovi accertamenti hanno fatto lievitare il totale delle imposte dovute ma non versate a circa 13 milioni, sottratto al versamento delle imposte attraverso quelle che le Fiamme Gialle definiscono “insidiose e artificiose manovre di dissimulazione, prontamente intercettate e compiutamente ricostruite”. Le manovre consistevano per lo più in finanziamenti infragruppo infruttiferi per importi considerevoli. A quel punto l’autorità giudiziaria ha chiesto e ottenuto la misura cautelare già eseguita e ora definitivamente ripristinata.

“Ho ereditato debiti e tasse non pagate dalla vecchia gestione dello stabilimento dell’Acqua Santa Croce a Canistro, questa è una vicenda che nasce dalla dichiarazione Iva relativa al 2007, quando il proprietario era Faroni, fatta dal sottoscritto, diventato nuovo proprietario nel 2008. Abbiamo fatto la dichiarazione Iva ma non abbiamo versato in una unica soluzione optando per la rateizzazione che è stata avviata”. Così il patron della Santa Croce S.p.A. Camillo Colella, in merito al sequestro preventivo di circa 20 milioni di euro eseguito stamani dalla Guardia di Finanza dell’Aquila su disposizione del Tribunale del capoluogo per il mancato versamento di importi Iva e delle imposte sui redditi.  “Attualmente è in corso anche l’iter per la rottamazione delle cartelle – continua Colella -. Inoltre buona parte della somma è oggetto di contenzioso di fronte alla Commissione tributaria. Il sequestro era stato emesso lo scorso anno poi annullato dal Riesame. È garantito dai beni del sottoscritto e non dalle risorse societarie come invece previsto in quello dello scorso anno annullato dal Riesame. Ora è stato riemesso: si tratta di un sequestro preventivo che garantisce in via provvisoria l’erario fino a quando non si estingue il debito. A quel punto verrà meno anche la responsabilità penale”. Per Colella, “detto questo voglio sottolineare che la società è solida, tranquilla, operante e solvibile. Alla luce di tutto ciò continueremo la battaglia per vedere riconosciuti i nostri diritti rispetto a quanto stiamo subendo dalla Regione Abruzzo che ci ha messo illegittimamente i sigilli impedendoci anche di operare con la sorgente Fiuggino”.

 

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