L’Aquila, sisma e burocrazia: 10 anni per rientrare a casa

Quando fra due anni rientreranno nella loro casa di via Santi Sipontini, in uno dei colli più alti della frazione aquilana di Bazzano, i coniugi Fernando e Vittoria Moretti ne avranno aspettati dieci.

Tra il terremoto del 2009 e il ritorno a una vita normale c’è di mezzo tanta burocrazia, tanti problemi contro cui cozzano la voglia e la fretta di mettere fine a una vita precaria, senza però rinnegare quello che si è avuto, da sfollati, in questi anni di post-sisma: e cioè un tetto sulla testa nel progetto Case, prima di tutto. Passare i giorni nella propria casa, però, quella in cui si è vissuto 40 anni di vita, in cui sono stati cresciuti i figli e dove tanto prima vivevano bisnonni e nonni, quella è un’altra cosa.

Ora l’edificio – un aggregato di tre appartamenti – danneggiato nel centro di una delle frazioni più colpite dal terremoto, è stato finalmente abbattuto. Si può ricominciare da qui per costruire un nuovo futuro, lasciandosi alle spalle battaglie a suon di carte bollate, richieste di integrazioni al progetto, problemi con la ditta.

IL RICORDO DELLA FIGLIA ALESSIA

Viviamo in quella casa dal 1982 quando ci trasferimmo a Bazzano, la casa non era ultimata, è un lavoro portato avanti da mio padre negli anni con l’aiuto di amici, di noi figli e di nostra madre come ‘manovali’ saltuari, sulla base di una vecchia casa esistente da metà 800. Come tutte le case vissute da giovani famiglie con bambini è stata crocevia di numerosi eventi di crescita, degli adulti e dei ragazzi. La scuola, le crisi di lavoro, gli amori, i dolori e le felicità che caratterizzano una piccola comunità. La casa è però stata aperta anche a molti amici e alle feste del quartiere e di compleanno, ai pranzi e alle cene, alle riunioni per organizzare le feste del santo patrono. C’erano un piccolo fico e un piccolo ciliegio, una vite rampicante e un numero sconfinato di vasi di fiori e altre piante. Nel 2009 vivevano in quella casa mio padre e mia madre, noi figli trentenni avevamo più o meno trovato le nostre sistemazioni. La casa ha permesso ai miei di uscire vivi da lì, era stato fatto un buon lavoro da mio padre. Dal settembre 2009 sono stati tra i primi ad entrare nel progetto Case di Bazzano, dove sono ancora adesso. La richiesta per la ristrutturazione è stata presentata nel 2011 insieme alle altre unità immobiliari dell’aggregato. L’approvazione del progetto e del finanziamento, dopo riunioni di consorzio, integrazioni, rinvii, cambi di procedure, per tutto l’aggregato è avvenuta nell’estate del 2015. Da allora fino ad oggi altri rinvii per l’avvio dei lavori, dovuti per esempio alla ricerca di una ditta che smaltisse correttamente l’amianto.
Il 13 settembre casa nostra è stata ‘finalmente’ demolita. Entro due anni ce ne sarà una nuova, classe energetica elevata, antisismica. Una bella notizia, ma anche uno spartiacque emotivo notevole, ma da queste parti abbiamo imparato a non fare troppo i sentimentali.

L'autore

Marianna Gianforte
Giornalista professionista dal 2009, iscritta all'Albo dell'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo. Dopo la laurea in Culture per la Comunicazione all’Università dell’Aquila, frequenta un master in Giornalismo all'Università di Teramo. Collabora con il quotidiano regionale "Il Centro Spa" e Radio Delta. La scrittura e il giornalismo fanno parte della sua vita, come anche lo sport. Ama la corsa, la bicicletta e la montagna.

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