L’Aquila, ecco la nuova legge che norma gli usi civici

Fontane e piazze restaurate, marciapiedi e sentieri recuperati, e poi progetti di riqualificazione e tanto altro ancora: sono tanti gli aspetti di cui si occupano le Asbuc.

Le amministrazioni separate dei beni di uso civico (le Asbuc) sono entità organizzate, separate e diverse dal Comune di appartenenza, diffuse e radicate nel territorio, nate appunto per gestire in modo “separato” terre e diritti civici che sono di tutti e non dei singoli privati o del Comune. Per le Asbuc – nate nel primo ventennio del secolo scorso – finalmente arriva una legge che mette ordine nel complesso mondo dei beni separati.

Un mondo costituito, in Abruzzo, per l’82% dei casi da territori in area montana. La legge è la 168 approvata in Senato il 13 dicembre scorso, e sancisce una piccola rivoluzione perché fa uscire le Asbuc finalmente da una condizione d’incertezza giuridica collocando i beni separati nel pieno riconoscimento normativo del “dominio collettivo” e dell’uso collettivo dei beni di uso civico.

Una rivoluzione ritenuta pietra miliare dai referenti delle Asbuc locali, perché tra gli scopi delle amministrazioni separate oltre all’amministrazione, alla conservazione e al miglioramento dei beni, c’è anche quello di promuovere iniziative e attività economiche, finanziarie, produttive, immobiliari, tecnico-scientifiche che sono importanti per mantenere la coesione sociale e per rendere vivibili i territorio decentrati e, dunque, contro lo spopolamento.

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