Università, i docenti scioperano contro il blocco scatti salariali

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Forse è il primo sciopero dei docenti universitari che si ricordi negli ultimi 50 anni quello che è scattato oggi a livello nazionale e che si protrarrà per tutto il mese di settembre.

A incrociare le braccia in uno sciopero sui generis, formale per non interrompere le attività didattiche e non influenzare il diritto degli studenti alla formazione, sono i professori di un’ottantina di università italiane. Fra queste anche l’ateneo dell’Aquila, dove il 10% dei docenti ha già sottoscritto la proclamazione dello sciopero e non si presenterà al primo appello di settembre.

Una percentuale che arriverà a toccare almeno il 50% secondo il docente di Ingegneria civile Angelo Luongo, che spiega i motivi di uno sciopero epocale. Innanzitutto il blocco degli scatti salariali, avviato per tutti i dipendenti pubblici per 4 anni dal Governo Berlusconi nel 2011, poi sbloccato mantenendo, però, l’eccezione del fermo degli scatti salariali per i soli docenti delle università italiane. Per i quali i cinque anni del blocco non vengono conteggiati ai fini pensionistici. Una decisione che penalizza anche i giovani ricercatori.

L'autore

Marianna Gianforte
Giornalista professionista dal 2009, iscritta all'Albo dell'Ordine dei Giornalisti d'Abruzzo. Dopo la laurea in Culture per la Comunicazione all’Università dell’Aquila, frequenta un master in Giornalismo all'Università di Teramo. Collabora con il quotidiano regionale "Il Centro Spa" e Radio Delta. La scrittura e il giornalismo fanno parte della sua vita, come anche lo sport. Ama la corsa, la bicicletta e la montagna.

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