Accord Phoenix, chiesta la cassa integrazione per 20 lavoratori

Una richiesta di cassa integrazione ordinaria a zero ore per 13 settimane per la Accord Phoenix.

La lettera è approdata questa mattina sui tavoli delle organizzazioni sindacali, a inviarla la Confindustria dell’Aquila. Si tratta dell’ultimo atto della storia sempre più ingarbugliata dell’insediamento nell’ex polo elettronico dell’azienda per la lavorazione dei rifiuti elettronici, Accord Phoenix. Dopo il sequestro dello stabilimento e di tutta l’area di produzione dell’opificio, avvenuto a dicembre, arriva adesso l’ennesima doccia fredda per i lavoratori che aspettano da anni di poter rientrare nel mercato del lavoro dopo il fallimento di molte aziende del polo elettronico. All’interno dell’Accord Phoenix sarebbero stati stoccati, in aree non autorizzate, 105mila chili di rifiuti pericolosi e non, seppure non fossero state ancora istruite le dovute autorizzazioni regionali.

Di qui il sequestro da parte della Guardia di finanza. A finire sul registro degli indagati, fra gli altri, anche il presidente del Consiglio d’amministrazione, l’indiano Ravi Shankar. Un fulmine a ciel sereno per lo stabilimento (che nel frattempo ha assunto poco più di una 20ina di lavoratori e si appresta ad assumerne altri 60, con priorità data a quelli delle aziende fallite del polo elettronico Pa Service, Fida, Intercompel e Finmek). L’Accord Phoenix intende portare avanti il suo progetto e sanare le criticità rilevate dalla Gdf; un percorso, però, a ostacoli, in quanto manca ancora l’Autorizzazione unica ambientale della Regione. Ultima parola spetta alla Conferenza dei servizi.

IL SERVIZIO DEL TG8

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