Fonte Vetica, quegli allarmi al Parco rimasti inascoltati

Focolai spenti di sera e attivi di nuovo alle prime luci del giorno sulla montagna di Aragno, a poche decine di chilometri dall’Aquila, dove un bosco di conifere brucia da cinque giorni.

E poi ancora fiamme sul versante pescarese di Campo Imperatore, dove nel giro di quattro giorni sono andati in fumo migliaia di ettari di praterie e distrutti, con esse, ecosistemi delicatissimi e difficili da ripristinare. Mentre l’Aquilano brucia, esplodono le polemiche sugli incendi che stanno mettendo a dura prova il lavoro dei vigili del fuoco, dei volontari della protezione civile e dei carabinieri forestale da almeno tre settimane.

Chieste le dimissioni dei vertici del Parco nazionale del Gran Sasso e della Camera di Commercio dell’Aquila, “colpevoli” di non aver gestito a dovere la grande rassegna degli ovini di sabato scorso proprio tra Fonte Vetica e Fonte Macina, da dove si è propagato l’incendio che ha distrutto migliaia di ettari di prateria protetta. A chiedere le dimissioni del presidente del Parco nazionale, Tommaso Navarra, del direttore Domenico Nicoletti, e di quello della Camera di Commercio Lorenzo Santilli, è Augusto De Sanctis del Soa, la Stazione ornitologica abruzzese.

Si associano alle polemiche anche i sindacati dei vigili del fuoco – tra cui Cgil e Conapo -. Ma nel territorio del Gran Sasso bruciato dalle fiamme tra l’altro destinatario del finanziamento del progetto “Life praterie” per la tutela ambientale della prateria, da anni si concentrano migliaia di turisti della domenica, con la loro dote di moto e macchine, bombole e barbeque, incuranti di essere su un territorio protetto. Problematiche che nascono da lontano, come spiega Ferdinando Lattanzi, guida di media montagna, che in occasione di un raduno di motociclisti a luglio aveva sollevato l’allarme ai vertici del Parco e al ministero dell’Ambiente.

“Non è possibile permettere alle persone di accendere fuochi con questo clima – dice Lattanzi – e con il vento tipico della prateria di Campo Imperatore”. Un Parco nazionale che latita sotto il profilo del controllo, della sicurezza e della prevenzione. “Si mette sempre la scusa della mancanza di risorse economiche – aggiunge Lattanzi – ma basterebbe regolare con un provvedimento l’afflusso di persone, ad esempio limitando il parcheggio e dare mandato agli uomini dell’ex Corpo forestale dello Stato di controllare gli accessi. Con la nuove norme di sicurezza e di ordine pubblico emesse dopo i fatti di Torino dal capo della Polizia, Franco Gabrielli, prevedono l’obbligo di mettere un conta-persone e adottare determinate azioni di sicurezza quando si supera un certo limite di persone in un ambiente.

(FOTO DI VALERIA DE SIMONE)

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