Hotel Rigopiano: confermato, era in zona valanga

L’ipotesi che fosse stato edificato praticamente ai piedi di una possibile valanga era già emersa all’indomani della tragedia, ma ora sono i periti a confermarlo: l’Hotel Rigopiano era in zona valanga.

I periti della Procura di Pescara hanno anche certificato che la valanga del 18 gennaio, quella che ha distrutto l’hotel, non fu causata dalle scosse di terremoto. L’innesco fu l’eccessivo carico di neve, evento grave ma prevedibile. Dunque non furono i movimenti tellurici registrati quella mattina a causare la valanga che travolse l’albergo di Farindola.

“Si può concludere, con una ragionevole certezza, che le scosse sismiche non hanno giocato un ruolo causale diretto per il distacco della valanga, la quale viceversa è stata innescata per carico gravitativo. L’evento del 18 gennaio può essere considerato relativamente eccezionale per la sua entità e magnitudo, ma certamente e oggettivamente prevedibile sulla base di analisi, anche routinarie, in materia di geologia, geomorfologia, nivologia, climatologia e ingegneria della montagna”.

Già a gennaio il Forum H2O aveva denunciato che l’area in cui l’hotel è stato edificato era costruita su detriti conoidi di valanghe. Dello stesso parere anche i periti Bernardino Chiaia, Igor Chiambretti e Barbara Frigo:

”Il bacino valanghivo al termine del quale era ubicato l’Hotel Rigopiano dimostra di avere tutte le caratteristiche morfologiche, morfometriche, vegetazionali e nivologiche per poter essere catalogato quale un sito valanghivo soggetto a fenomeni di magnitudo anche elevata con tempi di ritorno estremamente variabili (indicativamente da 3 a 12 anni per gli eventi di media magnitudo e da 36 a 72 anni per gli eventi di magnitudo estrema). L’analisi morfometrica sin qui svolta e la comparazione di diverse riprese aeree fotografiche (che coprono il periodo tra il 1945 e l’attuale) consentono di confermare la presenza di due conoidi miste i cui agenti morfogenetici e deposizionali sono ascrivibili, con sicurezza, ai processi gravitativi di versante (colate detritiche, valanghe, processi eluvio-colluviali e frane di crollo). Si rileva altresì una assoluta negligenza da parte dei soggetti preposti nel fatto di non aver considerato l’area in oggetto come area valanghiva, nonostante le notevoli storiche emergenti, anche in assenza di studi specifici commissionati. Ciò ha comportato l’omissione della messa in atto di  procedure di protezione e/o di opere di difesa”.

Inoltre, dalla lettura delle carte aeree, emerge anche che il vallone che insiste sulla località di Rigopiano mostra evidenti e numerose tracce di attività valanghiva avvenuta nel corso dell’inverno 1944-1945.

“Buona parte del bosco – concludono i periti della Procura di Pescara – risulta rimosso lungo il percorso della valanga e la conoide è pressoché priva di alberi salvo, alcune piante isolate. Sono ben visibili, nelle valli limitrofe, numerose tracce penetranti (corridoi di deforestazione di colore grigio chiaro) causati dallo scorrimento di valanghe nella fascia occupata dalle faggete. Per salvare le vite umane era necessario evacuare l’hotel due giorni prima della tragedia, già dal primo pomeriggio del 16, quando sia i bollettini meteorologici e il relativo avviso di condizioni meteorologiche avverse, sia il bollettino valanghe emesso dal Servizio Meteomont avevano confermato lo scenario di precipitazioni nevose intense e di possibile attività valanghiva”.

 

Intanto è stato reso noto il giorno in cui comparirà in Procura, a Pescara, il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco. Di Marco sarà ascoltato il 13 dicembre. Il presidente figura tra i 23 indagati nell’ambito dell’inchiesta sul disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola. Gli interrogatori degli indagati prenderanno il via all’inizio del mese di dicembre, il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, sarà ascoltato il 14 dicembre.

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