Gran Sasso, la disperazione degli operatori turistici

La scuola di sci Gran Sasso – già con personale ridotto all’osso quest’anno – chiude i battenti, in attesa di tempi migliori. Gli albergatori di Fonte Cerreto e Assergi si leccano le ferite, mentre vedono scemare le prenotazioni, e il flusso turistico diventa sempre più labile.

La stazione sciistica del Gran Sasso è nel caos, chiusa di nuovo per volontà questa volta del ministero dei Trasporti che la ritiene non sicura dopo l’ultimo grave episodio: quello della rottura di 11 morse della seggiovia delle Fontari su 55, riscontrata dieci giorni fa. E mentre si consuma un botta e risposta tra Comune, Centro turistico e ministero – che però lascia insoluti i problemi – per i ristoratori, gli albergatori e tutto l’indotto del Gran Sasso la situazione diventa insostenibile.

Mai una stagione invernale è stata peggiore di questa, con 11 giorni di apertura degli impianti su 85, colpa anche del maltempo e del terremoto del 18 gennaio scorso. A valle del Gran Sasso, l’accusa degli operatori:

Siamo vittime, dicono, di un’eterna campagna elettorale, mentre tutto resta fermo.

Mai fatta, ad esempio, la revisione generale attesa di 5 anni; finito chissà dove il progetto di rifacimento della seggiovia delle Fontari.

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