Amatrice, un anno fa il terremoto che devastò il paese

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L’arrivo ad Amatrice un’ora e mezzo dopo la scossa delle 3,36 è stato un déjà vu tremendo per chi proveniva dall’Aquila. Un salto nel passato, a otto anni fa, quando un altro sisma ridusse il centro storico della città in una nube di polvere e dolore. Ma quello di Amatrice un incubo ancora più tremendo, che non si sarebbe voluto ripercorrere, una ferita riaperta che fa ancora più male.

Chissà perché, poi, il terremoto colpisce così spesso di notte, e chissà che segno sta in quei 4 secondi di differenza rispetto al sisma aquilano che il 6 aprile 2009 devastò L’Aquila alle 3,32. All’arrivo nel paese a piedi dei Monti della Laga alle 6,30 del 24 agosto di un anno fa si è aperto davanti ai nostri occhi uno scenario di case crollate su se stesse come sbriciolate, tetti enormi che schiacciavano pareti, anziani e disabili assiepati ai lati della strada. Polvere sui loro vestiti, nei volti e nelle mani.

Non c’era tempo da perdere: centinaia le persone intrappolate nelle macerie delle loro case, turisti che d’estate hanno da sempre triplicato la popolazione di Amatrice. Ci sarebbe stata una sagra – la più importante del territorio – di lì a un paio di giorni. Un evento che aveva richiamato tanta gente. Fra i primi ad arrivare per portare soccorso proprio gli aquilani: i volontari delle Misericordie, i Vigili del Fuoco, gli Alpini, anche l’ex sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e l’ex assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, che hanno aiutato fin dove possibile a organizzare anche logisticamente i primi spazi di accoglienza e di emergenza.

E a mano a mano che le ore passavano la conta delle vittime aumentava: fino a fermarsi a 249, un numero incredibile per una piccola comunità. Indimenticabile il volto sconvolto del sindaco Sergio Pirozzi in prima linea sempre, da subito. Le sue parole pochi istanti dopo la scossa tremenda hanno fatto il giro del mondo: “Amatrice non esiste più”.

Poi l’arrivo della colonna mobile della Protezione civile, quell’immensa macchina nazionale che purtroppo subisce la pesantezza della burocrazia prima di essere efficace e operativa: primi arrivi a mezzogiorno, quando decine di volontari, cittadini, vigili del fuoco e forze dell’ordine già da ore scavavano per salvare vite. Vite intrappolate fra cumuli di macerie, estratte per miracolo. Ma tanti non ce l’hanno fatta.

E poi i funerali, sei giorni dopo, nella tensostruttura sistemata alla meglio poco distante dal centro storico: Maria Elisa, Elena, Carlo, Federica, Teresa, Aurelia, Angela. Un lungo elenco straziante quello delle vittime del terremoto del 24 agosto letto dal vescovo di Rieti, Domenico Pompili , prima della cerimonia funebre. Un elenco di nomi dietro cui ci sono sogni spezzati e vite sospese. Ai funerali tutte le alte cariche dello Stato: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella; l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso. E poi le autorità abruzzesi. “Lo Stato è con voi, non vi lasceremo soli”, le parole di Mattarella ai familiari in lacrime in cerca di conforto.

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