L’Aquila, chiusura convitto nazionale: da Miur e Usr soluzioni parziali

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Chiusura del Convitto nazionale dell’Aquila: è corsa contro il tempo per cercare di garantire l’apertura per il prossimo anno scolastico.

L’Ufficio scolastico regionale e il ministero dell’Istruzione hanno accolto il grido d’allarme e di dolore per l’imminente fine di un’istituzione scolastica cittadina vecchia di due secoli, accogliendo le proposte anti chiusura individuate dalla rete che mette insieme la Cgil e le associazioni studentesche Link, Uds, School in progress e Movimento dei giovani di sinistre. Tra le soluzioni messe in campo per il lungo termine c’è il coinvolgimento delle società sportive che sono un importante bacino di utenza per il Convitto Cotugno, non si esclude, inoltre, la possibilità di consentire ai minori non accompagnati l’ingresso al semi-convitto.

Fondamentale inoltre sarebbe una deroga di almeno tre anni ai parametri ministeriali non solo per il Convitto, ma anche per tutto il cratere sismico. Saranno subito istituite, invece, le borse di studio per gli studenti che hanno un reddito basso e verrà prorogato al 31 luglio il termine ultimo per le iscrizioni (nella speranza che serva ad alzare il numero raggiunto a giugno, 18 contro il minimo di 40 indicato dai parametri ministeriali).

Ma occorre pensare al futuro dei giovani con politiche e azioni serie, come ribadisce Tommaso Cotellessa di ‘School in progress’.

Ribadiamo, infatti, che la vicenda del Convitto Nazionale non è fine a se stessa, ma racchiude tutte le problematiche mai affrontate del nostro territorio. Ribadiamo la necessità dell’apertura di tavoli di discussione e confronto e, per questo, diamo la nostra piena disponibilità. Come abbiamo già avuto modo di affermare, viviamo in una città dove le studentesse e gli studenti hanno difficoltà a muoversi a causa di una rete di trasporti pubblici carente e frammentaria; dove gli studenti e le studentesse fuori sede, non hanno assistenza sanitaria, dove non esistono strutture recettive adeguate, dove continua ad esistere un mercato, poco trasparente e senza controllo degli affitti; dove i ragazzi e le ragazze non sanno dove incontrarsi; dove i lavoratori e le lavoratrici della scuola sono sempre di meno. In Abruzzo la legge regionale sul diritto allo studio è ferma al 1978 e uno studente su quattro abbandona il proprio percorso di studio. A distanza di dieci anni dal sisma non è mai partita la ricostruzione dell’edilizia scolastica, i più fortunati sono nei Musp e le uniche scuole tornate nelle sedi originali sono scuole private. Ci chiediamo perché una famiglia dovrebbe scegliere di far studiare il figlio o la figlia all’Aquila.

L’Ufficio scolastico abruzzese si è impegnato anche a riaprire il contratto integrativo regionale sulle assegnazioni del personale, qualora dovessero verificarsi degli esuberi nel personale Ata. I giovani della rete studentesca aquilana e la Cgil rispondono così all’esultanza espressa ieri dal sindaco Pierluigi Biondi.

Apprendiamo del tardivo interesse della politica di maggioranza e abbiamo letto le dichiarazioni del nostro primo cittadino – scrivono in una nota – e restiamo dell’idea che interventi risolutori, affidati ai favori del politico di turno non si coniughino con la necessità di una progettualità a lungo termine, partecipata e condivisa. Quello che merita la nostra città dobbiamo perseguirlo per diritto e non per favore.

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