L’Aquila, caos ricostruzione: il grido d’allarme di imprese, professionisti e proprietari

Dopo il vuoto che si è venuto a creare all’Usrc, anche l’Usra subirà uno stop nelle pratiche da esaminare. All’allarme lanciato ieri dalla Cna, che ha indetto lo stato di agitazione, si unisce tutto il mondo legato in qualche modo alla ricostruzione, dalle imprese ai proprietari.

L’allarme sull’impasse che si sta creando a livello amministrativo e politico e, soprattutto per le ricadute negative che concretamente avrà sulla ripresa della città, arriva dalla Cna della Provincia dell’Aquila, che ieri ha proclamato lo stato di agitazione di tutto il settore. Ma alla Cna si unisce tutto il mondo legato in qualche modo alla ricostruzione, dalle imprese ai proprietari, perché al di là dell’assenza dei titolari dei due uffici speciali, con Raniero Fabrizi che nelle ore scorse ha firmato il suo contratto a capo della Struttura di missione che si occupa della ricostruzione da palazzo Chigi, il cratere è uscito dall’agenda politica nazionale. E le lentezze già esistenti aumentano .

Si arresta, dunque, un processo già lento, con un duro contraccolpo soprattutto sulle piccole imprese e per gli artigiani, il popolo dei subappaltatori che nella ricostruzione dell’Aquila si occupano delle opere specialistiche. – impianti elettrici, idraulici, opere per il miglioramento energetico. Una situazione d’impasse insostenibile. Che ha spinto ieri la Cna della provincia dell’Aquila ha proclamare lo stato di agitazione per una ricostruzione bloccata, un territorio – quello dell’intero cratere sismico – che lotta per rinascere e invece uscito dall’agenda di Governo.

Nei due uffici speciali, non c’è più nessuno che possa firmare le pratiche dei Sal ed esaminare i progetti. Con oltre 640 cantieri aperti sul territorio aquilano, si profila un danno economico enorme per le ditte edili e l’indotto. Occorre un collettivo esame di coscienza da parte della politica a livello non soltanto nazionale secondo l’Api industria della provincia dell’Aquila, che già nei mesi scorsi a sua volta aveva indetto uno stato di agitazione per smuovere le acque di una ricostruzione a rischio.

Dopo il vuoto che si è venuto a creare all’Usrc, anche l’Usra subirà uno stop nelle pratiche da esaminare. L’allarme sull’impasse che si sta creando a livello amministrativo e politico e, soprattutto per le ricadute negative che concretamente avrà sulla ripresa della città, arriva dalla Cna della Provincia dell’Aquila, che ieri ha proclamato lo stato di agitazione di tutto il settore. Ma alla Cna si unisce tutto il mondo legato in qualche modo alla ricostruzione, dalle imprese ai proprietari, perché al di là dell’assenza dei titolari dei due uffici speciali, con Raniero Fabrizi che nelle ore scorse ha firmato il suo contratto a capo della Struttura di missione che si occupa della ricostruzione da palazzo Chigi, il cratere è uscito dall’agenda politica nazionale. E le lentezze già esistenti aumentano .

Si arresta, dunque, un processo già lento, con un duro contraccolpo soprattutto sulle piccole imprese e per gli artigiani, il popolo dei subappaltatori che nella ricostruzione dell’Aquila si occupano delle opere specialistiche. Occorre un collettivo esame di coscienza da parte della politica a livello non soltanto nazionale secondo l’Api industria della provincia dell’Aquila.

Dura la presa di posizione dell’ordine degli ingegneri dell’Aquila, con il presidente Pierluigi De Amicis che parla di scenario apocalittico.

Sono i fornitori, invece, che stanno diventando “la banca delle imprese” in questo contesto di lentezza nell’erogare i pagamenti anche dei Sal, gli stati di avanzamento dei lavori. A denunciarlo è il portavoce del Cfe, il Comitato della filiera dell’edilizia nato all’Aquila dopo il sisma, Carmine Scimia. Dalla sua azienda di Monticchio, parla di “delusione e preoccupazione” dei piccoli imprenditori, quei fornitori che vanno avanti soltanto grazie ai lavori già fatti e incassati, e che sopravvivono malgrado i tanti problemi, primo fra tutti la spada di Damocle della restituzione delle tasse sospese nel post-sisma e che l’Europa definisce aiuti di Stato.

Troppo gap, ad esempio, tra i termini di pagamento accordati con le pubbliche amministrazioni e le imprese e i pagamenti effettuati”, denuncia Scimia. Al di là dell’impossibilità di firmare le determine e gli atti per portare avanti le pratiche, sono tanti i tasselli che rischiano di saltare se si abbassa la guardia sulla ricostruzione. Se non fosse per le imprese consolidate dell’Aquila ma anche di fuori, l’intero sistema della ricostruzione salterebbe.

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