L’ Aquila, la fibula di Pizzoli torna a Chieti

La fibula era un indispensabile oggetto del vestiario, utilizzata, in antichità, per fermare gli abiti.

Questa fibula ha un arco configurato, su cui è rappresentato un carro, trainato da un bovide dalle lunghe corna. Sul dorso del bue vi è una figurina umana rappresentata con le gambe separate, le braccia allargate e le mani segnate dall’incisione delle dita: con la destra impugna una corta lancia e con la sinistra guida un cervo adulto con il muso stretto dal laccio. Sul carro si susseguono un cane con le orecchie dritte e la coda rivolta verso il dorso, ed una seconda figura in posizione dominante, con uno scudo decorato e con uno scettro; all’esterno del carro, in verticale sulla parte posteriore della ruota, è raffigurato un altro cane con la coda abbassata. Le figure umane hanno teste massicce, oblunghe, recanti incisioni parallele. Della rappresentazione sono state date diverse interpretazioni: potrebbe trattarsi di una scena di caccia al cervo, ma il carro trainato dal bue potrebbe anche alludere al viaggio del defunto verso l’oltretomba in una sorta di sfilata cerimoniale con un intento di “eroizzazione” del personaggio. In alternativa, è possibile leggere la scena come un sacrificio in cui il sacerdote scaccia i demoni e i mali percuotendo lo scudo con la mazza. La fibula in bronzo è stata rinvenuta nella tomba 45, ospitata all’ interno di un grande tumulo funerario. La tomba, maschile in base agli altri oggetti di corredo, doveva appartenere ad una figura eminente della comunità seppellita nella necropoli.

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