Coldiretti Pescara, a Pianella la Festa del Ringraziamento

La sfilata dei trattori e la benedizione di una piccola arca di Noè per celebrare l’antico rito del ringraziamento. Celebrata a Pianella la Festa del Ringraziamento con la sfilata di trattori e piccoli animali.

Malgrado le condizioni atmosferiche non è mancata la consueta partecipazione alla Giornata del Ringraziamento promossa da Coldiretti Pescara a Pianella per ricordare lo stretto legame esistente tra l’agricoltore e la comunità cristiana.

Grandi e piccini, imprenditori agricoli e semplici cittadini anche provenienti dalle comunità limitrofe, si sono ritrovati per celebrare un suggestivo e antico rito che, inaugurato dalla Confederazione nazionale Coltivatori diretti nel 1951, nacque per intuizione del presidente Paolo Bonomi per ribadire l’ispirazione dell’organizzazione professionale alla dottrina sociale cristiana e per ringraziare il Signore del raccolto concesso tra trattori e anche una piccola delegazione di animali domestici, portati per la benedizione.

Consueto ma sempre sentito il copione della manifestazione: il raduno dei trattori e degli animali e, subito dopo, la celebrazione nella chiesta di Sant’Antonio della santa messa con il presidente di Coldiretti Silvano Di Primio, il delegato dei giovani nonché presidente di sezione Giuseppe Scorrano, la responsabile sezionale di Coldiretti Donne Impresa Melania Chiappini e il consiglio direttivo. Nel corso della cerimonia religiosa, in cui Padre Marius ha richiamato il senso della giornata del ringraziamento e dell’importanza che riveste per la comunità rurale, sono stati offerti i frutti della terra donati dai produttori e dalle aziende agricole di Pianella.

Nei cesti del tradizionale offertorio, vino, ortaggi e confetture, pane, pasta provenienti direttamente dalle campagne pescaresi insieme all’olio di Pianella, simbolo della più radicata ed apprezzata tradizione agricola di questa zona della provincia. Al termine, la sfilata di mezzi agricoli tra le strade del paese e l’attesa benedizione dei trattori e degli animali di piccola taglia:  criceti e tartarughe, cani e gatti e altri animali domestici e anche due maialini della fattoria.

“La Giornata del Ringraziamento – spiega Coldiretti – è una tradizione che, inaugurata dalla Confederazione nazionale Coltivatori diretti nel 1951, venne in seguito mutuata dalla conferenza episcopale italiana per essere inserita nel calendario liturgico. Nacque, per intuizione del presidente Paolo Bonomi, per ribadire l’ispirazione dell’organizzazione professionale alla dottrina sociale cristiana e per ringraziare il Signore del raccolto concesso. Un rito antico – sottolinea Coldiretti – che non perde mai il suo fascino e che, in alcuni paese con tradizione agricola, è diventata una tradizione che richiama centinaia di visitatori anche dai paesi vicini e che, come in questo caso, coinvolge interamente la comunità rurale”.

In riferimento alla presenza degli animali domestici nella festa del ringraziamento, Coldiretti ricorda che si tratta ormai di una  consuetudine in linea con la particolare predisposizione degli italiani all’accoglienza degli animali in casa.  Una famiglia italiana su tre (32%) ospita in casa almeno uno o più animali da compagnia, che in molti casi diventano veri e propri componenti del nucleo familiare, tanto da rinunciare a uscire la sera o ad andare in vacanza per non lasciarli soli o permettergli addirittura di dormire nella camera da letto.

Ma se da una parte si registra una maggiore sensibilità verso gli animali a quattro zampe da tenere in casa, dall’altra Coldiretti evidenzia che negli ultimi dieci anni sono scomparsi dalle campagne italiane quasi 2 milioni di animali tra pecore, mucche e maiali.

A rischio c’è la straordinaria biodiversità delle stalle italiane dove sono minacciate di estinzione ben 130 razze allevate tra le quali ben 38 di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli.

“Un addio che – precisa la Coldiretti – ha riguardato soprattutto la montagna e le aree interne più difficili dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori, spesso a causa dei bassi prezzi pagati per il latte e per la concorrenza sleale dei prodotti importati dall’estero. Con mucche e pecore sono scomparsi anche i pascoli e i prati e il risultato è che negli ultimi 25 anni è andato perso oltre ¼ della superficie agricola (-28%), secondo un’analisi Coldiretti su dati Ispra, e, con esso, la capacità di assorbire le emissioni inquinanti ma anche di assicurare il riempimento delle falde acquifere.

Gli animali custoditi negli allevamenti italiani – sottolinea la Coldiretti – rappresentano dunque un tesoro unico al mondo che va tutelato e protetto anche perché a rischio c’è il presidio di un territorio dove la manutenzione è garantita proprio dall’attività di allevamento, con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali. L’allevamento italiano – continua Coldiretti – è poi un importante comparto economico che vale 17,3 miliardi di euro e rappresenta il 35 per cento dell’intera agricoltura nazionale, con un impatto rilevante anche dal punto di vista occupazionale dove sono circa 800mila le persone al lavoro. “Per questo quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni”, sottolinea Coldiretti.

 

 

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