Popoli, il Giardino fiume o acquitrino?

Un appello ed una proposta per salvare il fiume Giardino vengono rivolte da Giovanni Natale dell’ Associazione Luci su Popoli.

Vedere le condizioni del Fiume Giardino stringe il cuore. anche qui bisognerebbe fare un  buon lavoro di Cura e recupero della dignità e del decoro. Nell’Ottobre del 1985 gli ambientalisti di Sole Italico  scesero nell’alveo con stivaloni, guanti e tirarono fuori oltre 50 Sacconi. Nel 1986 attraverso conferenze scientifiche con esperti di ogni tipo,  si posero le basi per l’istituzione del Parco Fluviale del Giardino. Ora, prosegue Natale, l’asta fluviale sta perdendo questa configurazione  per disattenzione verso la delibera comunale istitutiva. Della famosa presenza preziosa, in termini scientifici e turistici, della Lampreda Planeri, non se ne parla più.  Val la pena ricordare anche che grazie a quelle lotte condotte dai Verdi locali, si riuscì ad ottenere che l’ente gestore dell’acquedotto del Giardino, restituisse al Fiume la quantità necessaria alla sua sopravvivenza, visto che si  si stava prosciugando. La realtà attuale sta involvendo sotto tutti i punti di vista, si abbattono Salici sulle sponde  senza attenzioni botanico- vegetazionali, si interviene nell’alveo senza rispetto del Protocollo di intervento previsto ormai da decenni.

L’estate scorsa fu ritrovato anche un bidone di plastica azzurra di 80 lt. che aveva contenuto sostanze chimiche nocive, abbandonato per giorni nell’alveo. Si dibatte intorno al rilascio d’acqua minimo di legge e scientificamente necessario a tenerlo in vita. C’è da dire che le problematiche del Giardino non sono più determinate dalla portata dell’acqua. L’ACA, infatti, ha aumentato il rilascio in alveo già da almeno 4 anni e questo si vede dal cambiamento delle vegetazione presente (il potamogeto, che non si vedeva da almeno 20 anni, ha ripreso il posto del sedanino d’acqua e della peste d’acqua). Le problematiche di portata oggi sono determinate dallo spostamento a valle della confluenza con l’Aterno-Pescara.

Questa azione ha migliorato lo scarico in caso di piena ma ha velocizzato il deflusso quotidiano determinando un abbassamento del livello anche in condizione di normalità. Pertanto una buona azione di ripristino, tra l’altro a basso costo, sarebbe quella di installare lungo il corso cittadino una serie di sbarramenti, lasciando varchi per il passaggio ittico, come si è proceduto sul fiume Pescara all’altezza del ponte della stazione ripristinando il livello originario compromesso dalla necessaria escavazione dell’Aterno.

Chiediamo quindi all’Assessore all’Ambiente governare tale situazione, e al più presto, di attivarsi doverosamente per restituire alla cittadina questo gioiello simbolo del centro popolese.

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