Carsoli: donna morta per cause naturali, scarcerato indagato

E’ morta per cause naturali Violeta Blindescu, la donna di 46 anni trovata morta l’altro ieri in un appartamento di Carsoli, scarcerato indagato.

Violeta si è lasciata morire, vittima di un profondo stato di depressione per la perdita del lavoro. Si chiarisce il giallo di Carsoli e il contributo fondamentale giunge dall’esito dell’autopsia svolta nel tardo pomeriggio di ieri dal medico legale Christian D’Ovidio, presso l’ospedale di Avezzano. Violeta Blindescu, la badante rumena di 46 anni trovata priva di vita giovedì mattina nella sua abitazione in Via Scarcella a Carsoli, è morta per un’embolia polmonare causata da deperimento organico. In parole povere morte per fame e stenti e non certo a seguito di un atto violento da parte del suo compagno Dan George Gabinat, operaio rumeno di 46 anni che all’alba di oggi ha lasciato il carcere di S.Nicola ad Avezzano dopo essere stato sottoposto a fermo, poi rilasciato, poi nuovamente fermato ieri mattina con l’accusa di omicidio volontario. La sua unica colpa quella di essersi trovato nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Giovedì era stato a casa di Violeta per portarle da mangiare, ma l’ha trovata nuda sul letto e priva di vita, è stato lui stesso a lanciare l’allarme. Tuttavia il contesto ambiguo, i lividi sul corpo, le tracce ematiche rinvenute su abiti e lenzuola sequestrate nell’abitazione dell’uomo ed anche alcune testimonianze riferite a presunti maltrattamenti, avevano indotto il Pm Maurizio Maria Cerrato a disporre il fermo, ma l’esito dell’autopsia esclude, a questo punto, l’omicidio. Violeta, da nove anni in Italia, aveva svolto lavoro di badante a Roma e l’Aquila, recentemente, però, è rimasta disoccupata, da qui lo stato di depressione attraverso l’abuso di alcol ed il rifiuto del cibo, nel suo appartamento anche sporcizia e degrado. Secondo il legale di Gabinat l’uomo stava cercando di aiutarla negli ultimi tempi, così come sostenuto dallo stesso operaio rumeno che, agli inquirenti, ha motivato  la presenza dei lividi per le frequenti cadute causate dalla debolezza e dall’abuso di alcolici. Le indagini, in ogni caso, non sono ancora concluse, si attende l’esito degli esami sulle tracce di sangue trovate su abiti e lenzuola del Gabinat e su un paio d’incongruenze nella sua versione resa ieri al magistrato.

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