Pescara: Elsa clochard che non ti aspetti, parla 5 lingue, una laurea ma una vita spezzata

Pescara: questa è la storia di Elsa, che potrebbe essere protagonista di un libro. Lei non ci pensa proprio e continua a vivere in strada. Ma nessuno sospetterebbe mai essere una clochard.

Elsa (nome di fantasia – foto di repertorio) è di un paese del nord Italia dal quale ha dovuto trasferirsi per una vita segnata da un doloroso di divorzio e dall’ancora più dolorosa perdita dell’unica figlia, in un tragico incidente stradale, in cui la giovane 25 enne, incolpevole, ha perso la vita. Laureata in scienze politiche, Elsa parla correttamente 5 lingue, oltre all’Italiano, l’Inglese, il Francese, il Greco moderno (suo nonno era di quel Paese), l’Arabo per le sue esperienze in Marocco ed ora aspira a imparare il Russo. Una donna ben distinta che di giorno incontro nei bar del centro, la notte la trasformazione: un sacco a pelo, il tetto fatto di stelle, il freddo, il caldo, la fame.

Ma come e perché ha deciso di trasferirsi a Pescara? “Non lo so, – ci spiega – un giorno ero in macchina e mi incuriosì quell’uscita sulla A14 Pescara Nord, da lì un colpo di fulmine con una città tutto sommato accogliente, anche se non mancano episodi di discriminazione. E poi il mare, io adoro il mare.”

Così dopo tutte le vicissitudini sfortunate capitate ad Elsa, sceglie di troncare ogni rapporto con il suo ex marito, di convivere con il dolore per la perdita dell’unica figlia che amava il mare ma che vedeva, per questioni di distanza, pochissimo. Elsa, ci dice che col mare parla, le racconta della figlia e di quanto sarebbe stata contenta se fosse vissuta qui. A questo punto le chiediamo come può una famiglia “normale”, benestante come la sua, lei con un lavoro stabile e di prestigio, il marito molto conosciuto da quelle parti, con sogni realizzati, un matrimonio e una figlia spegnersi nel giro di una manciata di tempo.

“Il dolore per la morte di un figlio ti uccide, soprattutto quando è improvviso – confessa Elsa – la realtà si deforma e ci sono due modi per affrontarlo, riprendere in mano la propria vita o lasciare che la propria vita prenda in mano te. Ecco, io sono in questa seconda fase.”

Ma proprio per cercare di ricominciare a vivere, a sessantanni che non dimostra, seppure convivendo con un dolore così atroce, come si può lasciare una bella casa, un lavoro ricco di soddisfazioni, i propri familiari, i propri amici e scegliere di vivere in strada? Ecco, queste sono le tipiche domande che a mio avviso non dovrebbero essere poste, mea culpa, mi dovrei mettere nelle sue scarpe, percorrere il suo cammino. Elsa ha una capacità di eloquio incredibile supportato dalla conoscenza delle lingue che ha imparato un po’ nei paesi in cui è stata e un po’ su internet. Le chiedo, dopo questa conversazione nata per caso, in punta di piedi se…, mi interrompe: “No, non ho bisogno di aiuto, ora sto bene così. Spero che un giorno Dio e la mia forza interiore mi diano la possibilità di un secondo tempo”. Magari,  anche in zona cesarini e con un rigore che potrebbe risultare vincente.

Da quel breve colloquio che ho avuto mi sono sentita piccola poiché non ho strumenti per aiutarla e poiché credo che lei non cerchi aiuto ma quasi una catarsi per poi affrontare una nuova vita. La incontro spesso, sul tardi sulla battigia, abbiamo gli stessi gusti: il mare al mattino presto o la sera tardi quando il sole è ancora gentile sia nel sorgere che nel tramontare. Non voglio tempestarla di domande né chiederle il dolore immenso per la perdita della figlia. Con lei si può parlare di tutto perché ha una cultura mostruosa, forse dettata dalla vita. Un incontro, questo, di cui ho voluto farvi partecipi perché spesso ci soffermiamo alle apparenze, e invece un sacco a pelo o una coperta o un cartone a terra valgono molto di più di una villa, o di un’auto all’ultima moda se è l’aridità a farla da padrona. Perché non sono le cose materiali a fare le persone ma le persone stesse a fare il loro carattere, il loro essere, più che l’apparire.

Le chiedo cosa farà nei prossimi giorni, lei mi risponde che è in partenza verso altre mete, accompagnata sempre dal mare e dal ricordo di quel profumo di salsedine che ama tanto qui a Pescara. Sono le persone che non ti aspetti e ti chiedi quanto conti il destino e quanto il libero arbitrio. A Elsa, signora combattente ma dal cuore puro, va il mio in bocca al lupo e il viva il lupo come diciamo qui. Una grande lezione di dignità. Ci sono vite che cambiano in un lampo, che si spezzano in un secondo e che prendono varie direzioni. Vite segnate da dolori, mancanze, solitudine e magari mancato sostegno, appoggio, un sorriso, una stretta di mano, un semplice “come stai?”.

Elsa si allontana in stazione prendendo un trolley, qualche vestito, una busta con del pane e prosciutto. Mi spiace. Non so dove andrà. Le chiedo di restare in contatto perché queste sono storie di vita che ti restano dentro e ti insegnano molto: “Non te lo prometto – mi risponde – sono una girovaga in cerca di me stessa ma quando mi ritroverò, starai certa che te le farò sapere. E aiuterò anche te a ritrovarti”. Ti aspetto Elsa. Per Aspera ad Astra. E mentre il treno sul quale è partita si sta allontanando, non posso che pensare di rivederla presto… grazie, Elsa.

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