Lanciano: arrestato imprenditore Antonio Colasante

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Lanciano: arrestato questa mattina l’imprenditore Antonio Colasante. Per lui l’accusa di autoriciclaggio. Ai domiciliari una dirigente della Asl, altri nove indagati.

Una misura cautelare in carcere, una ai domiciliari e nove persone iscritte nel registro degli indagati nell’ambito dell’operazione del commissariato di Lanciano , coordinata dal Pm Rosaria Vecchi, denominata “dati incrociati” e che ha portato stamane all’arresto dell’imprenditore di Guardiagrele Antonio Colasante, eseguito questa mattina alle 6.30 direttamente nella sua villa in Via Don Minzoni a Lanciano, e alla notifica dei domiciliari alla funzionaria della Asl di Chieti-Lanciano-Vasto Tiziana Di Rocco, colta da malore al suo arrivo in commissariato. Tra gli altri indagati anche il manager Asl Pasquale Flacco, accusato di concorso in abuso d’ufficio, per aver firmato alcune delibere nel mirino della Magistratura, e per un fatto marginale il dirigente dell’Ufficio Legale della Asl Stefano Spadano. Nel registro anche Rita Pantaleone, impiegata Asl che operava al fianco della Di Rocco. La Procura contesta, a vario titolo, reati che vanno dall’autoriciclaggio, all’abuso d’ufficio, e nel particolare si tratta dell’appalto della lavanderia per gli ospedali della Asl, ed il tutto nasce da un’intercettazione telefonica tra Colasante ed una dipendente Asl, nella quale viene detto “Se incrociano i dati sono guai”. Secondo l’accusa al centro della vicenda ci sarebbero pagamenti extra per servizi esterni, appaltati ad un’impresa di Colasante, la Publiclean, per lavaggio di biancheria ospedaliera e strumenti chirurgici da sterilizzare, nello specifico, sotto la lente dei magistrati una maxi fattura pagata dalla Asl di un milione e 700 mila euro a fronte di un dovuto non superiore ai 500 mila euro. L’importo complessivo del servizio lavanderia sarebbe stato di 4,5 milioni di euro dal 2009 al 2014. Particolari emersi dall’inchiesta dicono di una villa acquistata a Porto Cervo, in Sardegna, con i soldi, oltre due milioni di euro, ottenuti indebitamente per prestazioni che dovevano essere gratuite nell’ambito di un servizio di lavanderia negli ospedali della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti da parte della Publiclean srl. L’inchiesta riguarda la liquidazione illecita effettuata dalla Asl alla Publiclean con l’indebita erogazione di due milioni e 130 mila euro. I funzionari della Asl indagati sono accusati di aver abusato del loro ufficio per favorire la Publiclean attraverso atti amministrativi illegittimi per liquidare somme non dovute per gli anni 2009-2015. Le indagini – partite nel giugno 2016 e condotte dal commissariato di Lanciano, Squadra mobile di Chieti, con l’ausilio della Guardia di Finanza di Chieti, coordinati dal procuratore facente funzioni Rosaria Vecchi – hanno accertato che alla ditta venivano liquidate somme milionarie, mentre per contratto le spettavano zero euro, perché il contratto prevedeva che a fronte del pagamento per la biancheria dei letti la ditta si era impegnata a garantire due cambi di divise settimanali gratuitamente. In realtà questo non è mai avvenuto e le divise lavate avevano superato il numero di quelle che avrebbero dovuto essere garantite gratis. Inoltre le somme incassate dalla Publiclean venivano fatto oggetto di illecite movimentazioni: nel giro di pochi giorni transitando dal conto della Publiclean a quello della Hospitale Service facente parte della Colasante holding, poi girate ad altre società, sempre della stessa holding, prima alla Omnia Servitia poi alla Zaffiro srl. Infine utilizzate da Colasante per l’acquisto di una villa a Porto Cervo, posta sotto sequestro in via preventiva. Sono ancora in corso i sequestri di atti nella sede Asl di Lanciano.

 

AGGIORNAMENTO:

Di seguito la nota integrale diffusa dall’ufficio stampa della Asl Lanciano-Vasto-Chieti:

“Concorso in abuso d’ufficio è il reato contestato al Direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Pasquale Flacco, nell’ambito dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Lanciano sul servizio lavanolo della biancheria ospedaliera. L’addebito è riconducibile a una nota che lo stesso aveva sottoscritto dopo avere ricevuto ripetutamente chiarimenti e rassicurazioni dagli uffici amministrativi, che avevano effettuato verifiche sui crediti vantati dalla ditta affidataria del servizio, la Publiclean. Si trattava, quindi, di percorrere la strada più vantaggiosa per l’Azienda e di metterla al riparo da esborsi più onerosi. Nel documento, indirizzato alla ditta, si sostanzia una transazione con la Asl, che impegna la società a rinunciare a una buona parte del credito preteso, pari a 4 milioni 433.418 euro, stornando la somma di un milione 978.628 euro, e accettando il pagamento di 2 milioni 454.790 euro per i servizi resi nel periodo compreso tra il 2009 e il 2014. L’emissione, da parte di Publiclean, di note di credito corrispondenti, e l’espressa rinuncia agli interessi per ritardato pagamento, avrebbe consentito alla Asl di procedere con la liquidazione, com’è poi avvenuto. Il documento era stato sottoscritto nel dicembre 2015, quando la Direzione aziendale era rappresentata dal solo Flacco in qualità di “facente funzioni”, in sostituzione del predecessore che si era dimesso alcuni mesi prima. Non essendo pertanto supportato da un Direttore amministrativo né sanitario, aveva condiviso la decisione con gli uffici preposti, che avevano seguito l’istruttoria e proposto la transazione, garantendo la legittimità dell’accordo, supportato dai necessari riscontri, e il vantaggio per l’Azienda di non incorrere in spese aggiuntive per interessi di mora. Publiclean svolge il servizio di lavanolo per gli ospedali della ex Asl Lanciano Vasto in virtù di un’aggiudicazione che risale al 1999 e un contratto successivamente rinegoziato nel 2009 a causa di condizioni che nel frattempo erano mutate (ad esempio la riduzione dei posti letto) e ha durata di nove anni. L’appalto prevedeva, come prestazioni, il cambio giornaliero della biancheria piana di ciascun posto letto occupato, il cambio dell’intero posto letto ad ammalato dismesso, il cambio illimitato, a richiesta dei reparti, per Nido, Pediatria e Sala operatoria, e il cambio delle divise degli operatori due volte a settimana. Ogni cambio ulteriore di queste ultime sarebbe stato remunerato con un euro ognuno”.

 

 

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