Pescara: “Mia moglie voleva uccidermi con il Coumadin”

Faccia a faccia in Tribunale, a Pescara, tra l’ex imprenditore Antonio Di Tommaso e la moglie Daniela Lo Russo, che secondo l’accusa avrebbe tentato di uccidere il marito con il Coumadin.

Sempre a detta dell’accusa, la moglie assieme al figlio, Michele Gruosso, avrebbe messo in atto un piano diabolico per uccidere il marito che ieri è stato ascoltato come parte offesa.

“Siamo ancora coniugati, – ha chiarito Di Tommaso – ci siamo sposati nel 2010 e abbiamo vissuto diversi anni insieme a Spoltore”.  Di Tommaso ha descritto la sua vita familiare che avrebbe visto convivere i due ex vedovi “normalmente, tra alti e bassi”. Con loro vivevano, sotto lo stesso tetto, anche anche i quattro figli della coppia, nati da precedenti matrimoni, e due fratelli di lui. Di Tommaso racconta ancora che a fine dicembre 2015 ebbe una ischemia e venne ricoverato prima a Pescara e poi a Chieti. Asserisce che stava sempre male, accusando vomito, stanchezza e che per questo faceva la spola tra casa e ospedale. Racconta di una discussione con un medico che gli diagnosticò un avvelenamento in corso che, però, lui non riusciva a spiegarsi.

Anche per la Procura si trattava di avvelenamento: secondo l’accusa madre e figlio
avrebbero somministrato ripetutamente all’uomo, ignaro, dei cocktail a base di psicofarmaci e Coumadin, un anticoagulante in grado di provocare pericolose emorragie interne.

Lo stesso Di Tommaso precisa di non aver mai sofferto prima di problemi cardiaci o ischemici e che da quando si è conclusa questa storia non è dovuto andare nemmeno una volta dal dottore.

“Lei mi dava delle pasticche e io come uno sciocco le prendevo. Verso la fine voleva farmi anche delle iniezioni – ha aggiunto – ma rifiutai”.

La moglie Lo Russo e il figlio Gruosso, sempre a giudizio dell’accusa, avrebbero cercato di provocare la morte dell’uomo anche organizzando un pestaggio: le lesioni riportate, nelle loro intenzioni, avrebbero dovuto accelerare le emorragie interne.

“Era ancora buio, scesi dall’auto davanti al cancelletto di casa – così riferiosce Di Tommaso – e in due mi saltarono addosso con una mazza da baseball”. “La mia vita – conclude l’uomo – è cambiata da così a così e questa vicenda mi ha lasciato tantissimi strascichi.”

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